sabato, 5 dicembre 2020
Medinews
14 Dicembre 2011

CARCINOMA RENALE PRIMARIO METASTATICO REFRATTARIO AD ANTI-VEGF

La prognosi è sfavorevole e il trattamento di seconda linea con anti-mTOR o anti-VEGF produce esiti comparabili

Un sottogruppo di pazienti trattati inizialmente con terapia anti-VEGF (vascular endothelial growth factor) mostra progressione della malattia quale migliore risposta secondo i criteri RECIST. Ricercatori dell’Università di Calgary hanno raccolto i dati dei pazienti con carcinoma renale metastatico trattati con terapia anti-VEGF in 12 centri afferenti all’International mRCC Database Consortium. Lo studio pubblicato sulla rivista Annals of Oncology (leggi abstract originale) ha coinvolto un totale di 1056 pazienti valutabili che avevano ricevuto terapia iniziale con inibitori anti-VEGF; tra questi, 272 pazienti (26%) avevano mostrato progressione della malattia quale migliore risposta al trattamento. La terapia iniziale poteva includere sunitinib (n = 203), sorafenib (n = 51) o bevacizumab (n = 18); il 6% dei pazienti era a rischio favorevole, il 55% a rischio intermedio e il 39% a rischio sfavorevole. In analisi multivariata, i fattori predittivi di progressione della malattia sono risultati un performance status di Karnofsky < 80% [odds ratio (OR) = 2.3, p < 0.0001], un intervallo tra diagnosi e trattamento < 1 anno (OR = 2.1, p < 0.0001), neutrofilia (OR = 1.9, p = 0.0021), trombocitosi (OR = 1.7, p = 0.0068) e anemia (OR = 1.6, p = 0.0058). La sopravvivenza mediana libera da progressione (PFS) nei pazienti con progressione della malattia rispetto a quelli che non hanno mostrato progressione era di 2.4 vs 11 mesi (p < 0.0001) e la sopravvivenza globale (OS) era rispettivamente di 6.8 vs 29 mesi (p < 0.0001). Il 40% dei pazienti refrattari a VEGF (n = 108) ha proseguito il trattamento con altre terapie sistemiche. Il tasso di risposta, PFS e OS con la successiva terapia sono risultati rispettivamente del 9%, di 2.5 e 7.4 mesi, senza differenza statistica tra i pazienti che hanno ricevuto inibitori di VEGF e quelli trattati con inibitori di mTOR (mammalian target of rapamycin). In conclusione, i pazienti con carcinoma renale metastatico primario, refrattario ad anti-VEGF, presentano una prognosi sfavorevole. Il trattamento di seconda linea, con anti m-TOR o anti-VEGF, non produce esiti diversi.


Renal Cancer Newsgroup – Numero 12 – Dicembre 2011
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