martedì, 16 agosto 2022
Medinews
24 Novembre 2008

CARCINOMA MAMMELLA, RISCHIO PIÙ ALTO PER FAMILIARITÀ SENZA MUTAZIONI

Le donne che presentano una significativa storia familiare di cancro al seno, pur non presentando mutazioni di BRCA1 e BRCA2, vedono quadruplicato il rischio di sviluppare la malattia. Lo suggerisce uno studio condotto dal dott. Steven Narod dell’Università di Toronto, presentato alla VII Conferenza Internationale Annuale dell’American Association for Cancer Research sulle Frontiere della ricerca sulla prevenzione al cancro, tenutasi recentemente a Washington (Usa). “In pratica clinica spesso osserviamo famiglie con significativa storia familiare di cancro al seno e negatività ai test per BRCA1 e BRCA2. È difficile qui valutare il rischio di sviluppare il cancro, senza queste informazioni”, ha dichiarato il dott. Narod. “Ora, quando incontriamo queste famiglie siamo in grado di valutare in modo più accurato il loro rischio attuale. È chiaro che il rischio è talmente alto che si devono discutere con loro le opzioni – ha aggiunto Narod, – per esempio l’uso della risonanza magnetica al seno per lo screeening e la chemioprevenzione con tamoxifene o raloxifene”. Narod e colleghi hanno studiato 1.492 donne da 365 famiglie negative alla mutazione di BRCA1 e BRCA2, ma con significativa storia familiare per cancro alla mammella, definito come 2 o più casi tra i parenti di età inferiore a 50 anni o come 3 casi tra i parenti più stretti di ogni età. Durante un periodo di follow-up durato almeno 5 anni, 65 donne hanno sviluppato cancro alla mammella, rispetto ad un’aspettativa di 15.2 casi (in base alle percentuali considerate nei registri del cancro canadesi). Questo si traduce in un rischio relativo di circa il 400% o 4.3 volte superiore. Il rischio relativo era più alto nelle donne più giovani di 40 anni, nelle quali la percentuale di incidenza standardizzata era pari a 14.9. Il rischio diminuiva con l’età.
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