mercoledì, 8 febbraio 2023
Medinews
30 Agosto 2010

CARCINOMA DEL NASO-FARINGE: VALUTAZIONE DELL’ASSOCIAZIONE DI RADIOTERAPIA A CHEMIOTERAPIA VS RADIOTERAPIA DA SOLA

La somministrazione di chemioterapia adiuvante in concomitanza alla radioterapia (CRT) riduce statisticamente l’insuccesso e la morte per il tumore rispetto alla radioterapia da sola (RT). Sebbene non sia stato osservato un significativo aumento di tossicità maggiore tardiva, il maggior numero di decessi non direttamente correlati al cancro ha limitato il beneficio sulla sopravvivenza globale. La pratica corrente di somministrare CRT per il trattamento del carcinoma nasofaringeo localmente avanzato si basa sullo studio Intergroup-0099, pubblicato nel 1998. Lo studio, tuttavia, indicava una prognosi, per il gruppo in sola RT, sostanzialmente peggiore di quanto osservato in altri studi e non forniva dati di tossicità tardiva. La verifica dell’indice terapeutico a lungo termine di questo regime si è resa quindi necessaria. I pazienti con carcinoma del naso-faringe non cheratinizzato in stadio T1-4N2-3M0 sono stati randomizzati a RT (n = 176) o CRT (n = 172), con cisplatino (100 mg/m2) ogni 3 settimane per tre cicli somministrato assieme a RT, seguito da cisplatino (80 mg/m2) e fluorouracile (1000 mg/m2 per 4 giorni) ogni 4 settimane per tre cicli. Gli endpoint primari includevano la percentuale globale libera da insuccesso (FFR) (tempo al primo insuccesso in ogni localizzazione) e la sopravvivenza libera da progressione. Gli endpoint secondari includevano la sopravvivenza globale, la FFR locoregionale, quella distale e le percentuali di tossicità acuta e tardiva. Tutti i test statistici erano a due code. I due gruppi di trattamento erano ben bilanciati per caratteristiche dei pazienti, fattori tumorali e parametri radioterapici. Lo studio pubblicato nel Journal of the National Cancer Institute (leggi abstract originale) ha indicato che l’associazione alla chemioterapia ha migliorato significativamente la FFR a 5 anni (CRT vs RT: 67% vs 55%; p = 0.014) e la sopravvivenza libera da progressione a 5 anni (CRT vs RT: 62% vs 53%; p = 0.035). Però l’incidenza cumulativa di tossicità acuta è aumentata del 30% con la chemioterapia (CRT vs RT: 83% vs 53%; p < 0.001), mentre la percentuale di tossicità tardiva a 5 anni non è variata significativamente (CRT vs RT: 30% vs 24%; p = 0.30). I decessi verificati in seguito a progressione della malattia si sono ridotti del 14% con l’associazione (CRT vs RT: 38% vs 24%; p = 0.008), ma la sopravvivenza globale a 5 anni è rimasta invariata (CRT vs RT: 68% vs 64%; p = 0.22; hazard ratio di CRT = 0.81, intervallo di confidenza 95%: 0.58 – 1.13) verosimilmente perché le morti dovute a tossicità o a cause incidentali (infezione o altro) erano aumentate del 7% (CRT vs RT: 1.7% vs 0 e 8.1% vs 3.4%, rispettivamente; p = 0.015).
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