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24 Giugno 2014

CAPECITABINA E OXALIPLATINO NEL TRATTAMENTO PREOPERATORIO MULTIMODALE DEL TUMORE RETTALE: ENDPOINT CHIRURGICI DELLO STUDIO R-04 DEL NATIONAL SURGICAL ADJUVANT BREAST AND BOWEL PROJECT

La somministrazione di capecitabina combinata alla radioterapia preoperatoria permette di ottenere simili tassi di risposta patologica completa (pCR), chirurgia conservativa dello sfintere e ‘downstaging’ chirurgico, al fluorouracile in infusione endovenosa continua (CVI FU), e l’aggiunta di oxaliplatino non migliora gli ‘outcome’ chirurgici ma, al contrario, aumenta significativamente la tossicità. Non è ancora noto il regime ottimale di chemioterapia attualmente somministrato con la radioterapia preoperatoria nei pazienti con tumore rettale. Lo studio R-04 del National Surgical Adjuvant Breast and Bowel Project (NSABP) ha comparato quattro regimi chemioterapici somministrati in concomitanza con la radioterapia. I pazienti con tumore rettale in stadio II o III, che erano stati sottoposti a radioterapia preoperatoria (45 Gy in 25 frazioni durante 5 settimane di trattamento, con rinforzo di 5.4 – 10.8 Gy in 3 – 6 frazioni giornaliere), sono stati randomizzati a uno dei seguenti regimi chemioterapici: CVI FU (225 mg/m2 per 5 giorni alla settimana), in associazione o meno a oxaliplatino per via endovenosa (50 mg/m2 una volta alla settimana per 5 settimane), oppure capecitabina orale (825 mg/m2 due volte al giorno, 5 giorni alla settimana), in associazione o meno a oxaliplatino (50 mg/m2 una volta alla settimana per 5 settimane). Prima della randomizzazione, il chirurgo ha stabilito se il paziente fosse eleggibile alla chirurgia conservativa dello sfintere basandosi sulla stadiazione clinica. Endpoint chirurgici erano la pCR, la chirurgia conservativa dello sfintere e il ‘downstaging’ chirurgico (conversione alla chirurgia conservativa dello sfintere). Nello studio pubblicato sulla rivista Journal of Clinical Oncology (leggi abstract), i ricercatori statunitensi hanno randomizzato 1608 pazienti tra settembre 2004 e agosto 2010 e non hanno osservato differenze significative nei tassi di pCR, chirurgia conservativa dello sfintere o di ‘downstaging’ chirurgico tra i regimi con CVI FU e capecitabina o tra i due regimi con o senza oxaliplatino. Tuttavia, i pazienti trattati con oxaliplatino hanno manifestato significativamente più diarrea di grado 3 o 4 (p < 0.001). In conclusione, la somministrazione di capecitabina per via orale, in associazione a radioterapia preoperatoria, ha raggiunto tassi comparabili di risposta patologica completa, chirurgia conservativa dello sfintere e ‘downstaging’ chirurgico, rispetto al regime con fluorouracile in infusione endovenosa continua. L’aggiunta di oxaliplatino non ha migliorato gli ‘outcome’ chirurgici, ma ha aumentato significativamente la tossicità. Gli autori confermano che l’analisi definitiva sul controllo locale del tumore, sulla sopravvivenza libera da malattia e sulla sopravvivenza globale sarà condotta quando verrà raggiunto il numero di eventi specificato nel protocollo.
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