CANCRO SENO: COMBINAZIONE SORAFENIB E CAPECITABINA MIGLIORA LA SOPRAVVIVENZA LIBERA DA PROGRESSIONE
Sorafenib, somministrato in combinazione con capecitabina, ha prolungato la sopravvivenza libera da progressione del 74% in pazienti con carcinoma mammario in fase avanzata. È quanto emerge da uno studio randomizzato di fase II, controllato verso placebo, in doppio cieco su 229 pazienti, presentato al Congresso Multidisciplinare ECCO/ESMO che si è svolto a Berlino il 21-23 settembre. Tutte le pazienti presentavano carcinoma della mammella localmente avanzato o metastatico HER-2 negativo e non erano state precedentemente trattate con più di una linea chemioterapica. L’endpoint primario dello studio era la sopravvivenza libera da progressione. Gli endpoint secondari comprendevano la sopravvivenza globale, il tempo alla progressione di malattia e la tollerabilità. Le pazienti sono state randomizzate al trattamento continuativo di sorafenib alla dose di 400 mg due volte al giorno o di placebo in combinazione con capecitabina alla dose di 1000 mg/m2 due volte al giorno per 14 giorni seguiti da una settimana di sospensione. La differenza tra la sopravvivenza libera da progressione (mediana) in seguito a trattamento con sorafenib e capecitabina rispetto a quella osservata nelle pazienti trattate con capecitabina più placebo è stata statisticamente significativa (6.4 vs 4.1 mesi; HR = 0.576; p = 0.0006). Nel complesso, il trattamento con sorafenib e capecitabina ha mostrato una tollerabilità accettabile, senza comparsa di nuovi effetti collaterali. Gli eventi avversi di grado 3-4 correlabili al trattamento comprendevano più frequentemente reazione cutanea mano-piede, diarrea, dispnea, neutropenia e mucosite.