giovedì, 23 maggio 2024
Medinews
10 Marzo 2009

CANCRO PROSTATA, IN ANZIANI NESSUN VANTAGGIO DA DOSAGGIO PSA

Il test di screening per il cancro alla prostata negli uomini di 75-80 anni, con valori di PSA inferiori a 3 ng/ml, non sembra essere necessario e potrebbe essere abbandonato con tranquillità. Questo suggerisce uno studio pubblicato nel Journal of Urology (leggi abstract originale), che rafforza l’opinione che il dosaggio dell’antigene prostatico possa essere interrotto negli anziani. Il PSA viene routinariamente dosato anche negli anziani malgrado l’evidenza che raramente ne possano beneficiare sia dal punto di vista diagnostico che di trattamento. Urologi della Johns Hopkins University School of Medicine di Baltimora hanno valutato la relazione tra PSA (dosaggi seriali) e rischio di morire per cancro alla prostata o di sviluppare il tipo aggressivo (PSA ≥ 20 ng/ml o Gleason 8 o superiore) in una popolazione di 849 uomini (122 con cancro alla prostata e 727 sani) tra i 40 e i 92 anni inclusi nel Baltimore Longitudinal Study of Aging, in un periodo di 10 anni. Nessun partecipante allo studio di età compresa tra 75 e 80 anni e PSA < 3.0 ng/ml è deceduto per cancro alla prostata, mentre nella globalità, gli uomini con lo stesso valore di PSA, o superiore, vedevano aumentata la probabilità di morte (test di Fisher, p < 0.001). Il tempo al decesso per cancro alla prostata o alla diagnosi della forma aggressiva dopo i 75 anni non ha mostrato differenze nei gruppi con PSA 3-3.9 ng/ml e 4-9.9 ng/ml (p = 0.634), ma diveniva significativamente più lungo per i valori inferiori a 3 ng/ml rispetto a quelli superiori a 3 ng/ml (p = 0.019).
TORNA INDIETRO