mercoledì, 1 febbraio 2023
Medinews
25 Ottobre 2010

CANCRO OVARICO RECIDIVANTE, TRATTAMENTO PRECOCE VS RITARDATO

In uno studio pubblicato nella rivista The Lancet (leggi abstract originale), ricercatori inglesi supportati dal UK Medical Research Council e dall’European Organisation for Research and Treatment of Cancer (EORTC) hanno suggerito la mancata evidenza di un beneficio sulla sopravvivenza con il trattamento precoce della recidiva sulla base di un innalzamento della concentrazione di CA125 in pazienti con cancro ovarico, che avevano mostrato remissione completa dopo trattamento di prima linea, e quindi anche del valore della misura routinaria di CA125 nel follow-up. I livelli serici di CA125 spesso risultano aumentati mesi prima della comparsa di recidiva clinica e sintomatica in donne con cancro ovarico. Nello studio collaborativo MRC OV05/EORTC 55955, i ricercatori hanno valutato il beneficio del trattamento precoce dopo osservazione di un innalzamento dei livelli di CA125, rispetto al trattamento ritardato al manifestarsi della recidiva clinica. Donne con cancro ovarico in remissione completa dopo chemioterapia contenente derivati del platino in prima linea e livelli di CA125 normali sono state arruolate in questo studio clinico controllato randomizzato. L’esame clinico e la misura di CA125 sono stati eseguiti ogni 3 mesi. Le pazienti e gli investigatori erano all’oscuro dei risultati del dosaggio di CA125, che è stato monitorato dai centri di coordinamento. Se i livelli di CA125 superavano il doppio del limite normale superiore, le pazienti venivano randomizzate 1:1, con minimizzazione, a chemioterapia precoce o ritardata. Le pazienti e i centri clinici sono stati informati dell’allocazione al trattamento precoce e il trattamento è iniziato quanto prima entro 28 giorni dall’innalzamento dei livelli di CA125. Le pazienti assegnate al trattamento ritardato sono state sottoposte a monitoraggio del CA125 e avviate alla terapia alla comparsa della recidiva clinica o sintomatica. Tutte le pazienti sono state trattate secondo la pratica standard locale. L’outcome primario era la sopravvivenza globale e l’analisi ‘intention-to-treat’. Allo studio sono state arruolate 1442 pazienti, ma solo 529 sono state randomizzate ai gruppi di trattamento (265 al precoce, 264 al ritardato) e incluse nell’analisi. Ad un follow-up mediano di 56.9 mesi (IQR 37.4 – 81.8) dalla randomizzazione, si erano verificati 340 decessi (186 nel gruppo in trattamento precoce, 184 in quello ritardato), senza evidenziare differenze nella sopravvivenza globale tra il trattamento precoce e ritardato (HR 0.98, IC 95%: 0.80 – 1.20; p = 0.85). La sopravvivenza mediana dalla randomizzazione è stata di 25.7 mesi (IC 95%: 23.0 – 27.9) per le pazienti in trattamento precoce e 27.1 mesi (22.8 – 30.9) in quelle assegnate al trattamento alla comparsa della recidiva.
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