mercoledì, 29 maggio 2024
Medinews
20 Luglio 2009

CANCRO: + 5% DI SOPRAVVIVENZA IN 10 ANNI COI FARMACI TARGET

Le terapie a bersaglio molecolare hanno ottenuto, dal 1998 al 2008, un aumento della sopravvivenza nei tumori di mammella, colon retto, rene, tumori stromali gastrointestinali e linfomi nell’ordine del 5%. Un contributo determinante, che si aggiunge ai successi della prevenzione, dei programmi di screening e a trattamenti “tradizionali” sempre più affinati: grazie a questo mix di eccellenza, l’Italia si colloca tra i Paesi con la più bassa mortalità per cancro in Europa. Sono oltre un milione e mezzo le persone che l’hanno sconfitto. Il dato è emerso nel corso di un incontro promosso a Roma dal Comitato Nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e le Scienze della Vita, Presidenza del Consiglio dei Ministri, che ha visto riuniti alcuni fra i massimi esperti del nostro Paese. “Si tratta di un momento di condivisione necessario – ha affermato Leonardo Santi, professore emerito dell’Università degli Studi di Genova, presidente del Comitato e coordinatore dell’incontro -. Ricercatori e clinici devono portare il loro contributo nelle sedi istituzionali, così che le valutazioni tecniche non passino mai in secondo piano rispetto a considerazioni sugli equilibri di spesa. Vanno combattuti gli sprechi che ancora oggi esistono, con una severa razionalizzazione degli interventi. Le terapie target hanno determinato benefici evidenti per i malati di tumore, in termini di riduzione della mortalità ma soprattutto di miglior qualità di vita. Ad un prezzo assolutamente sostenibile: contrariamente a quanto si pensa, infatti, i farmaci biologici o target incidono solo per il 4% sul complesso dei costi in oncologia. Le molecole a bersaglio, inoltre, permettono di essere impiegate in pazienti selezionati, con un utilizzo estremamente mirato e appropriato delle risorse. Va quindi affinata la ricerca sui marcatori biologici così da trattare solo chi risponde, con risultati che hanno superato le nostre aspettative e continuano a dimostrare evidenze”. È il caso di imatinib, il “capostipite” di questo tipo farmaci, che ha cambiato la storia della leucemia mieloide cronica resistente alla terapia con interferone. O ancora del cetuximab, da pochi giorni rimborsato dall’AIFA come trattamento di prima linea nei pazienti colpiti da tumore metastatico del colon retto caratterizzati dal gene K-Ras non mutato. Gli esperti riunitisi a Roma sono concordi: il futuro sarà sempre più rivolto alla personalizzazione delle terapie per colpire la singola neoplasia. “È ormai improprio infatti parlare di tumore del seno – ha spiegato Francesco Cognetti, Direttore del Dipartimento di Oncologia Medica dell’INT Regina Elena IRCSS Roma -: si deve utilizzare il plurale, perché le differenze biologiche sono tante e tali da configurarsi come vere e proprie patologie diverse. Il carcinoma della mammella è fra quelli che più hanno beneficiato della target therapy, già disponibile in adiuvante, che può portare alla guarigione”.
TORNA INDIETRO