sabato, 5 dicembre 2020
Medinews
3 Novembre 2017

Cancer incidence and mortality among young adults aged 20–39 years worldwide in 2012: a population-based study

To date, the burden of cancer among young adults has rarely been studied in depth. Our aim was to describe the scale and profile of cancer incidence and mortality worldwide among 20–39 year-olds, highlighting major patterns by age, sex, development level, and geographical region. We did a population-based study to quantify the burden of young adult cancers worldwide. We defined young adult cancers as those occurring between the ages of 20 and 39 years because … (leggi tutto)

L’invecchiamento della popolazione, particolarmente evidente nei Paesi occidentali, porta spesso a sottolineare l’incremento del numero assoluto dei pazienti oncologici anziani, ma dal punto di vista epidemiologico i pazienti oncologici giovani meritano la massima attenzione. L’analisi pubblicata su Lancet Oncology fotografa i tumori diagnosticati, nel mondo, nei soggetti tra 20 e 39 anni. I numeri fanno riflettere: nel 2012, si è registrato nel mondo quasi un milione di nuovi casi di tumore in questa fascia di età, con un numero di morti superiore a 350.000. Si tratta di numeri molto rilevanti, se solo pensiamo all’impatto in termini di anni di vita persi a causa di queste morti, nonché all’impatto della diagnosi e del trattamento in soggetti colpiti dal tumore in un’età così cruciale per il completamento degli studi, l’attività lavorativa, la formazione di una famiglia, la frequente presenza di figli piccoli. Gli autori sottolineano che i numeri risultano particolarmente elevati nelle donne, dal momento che i tumori più frequenti sono il tumore della mammella, il tumore della cervice, il tumore della tiroide, le leucemie e il tumore del colon-retto. Come prevedibile, la fotografia mondiale descrive una netta eterogeneità tra varie realtà economiche e geografiche, con un’incidenza complessiva di tumori maggiore nei soggetti giovani dei Paesi economicamente più sviluppati, ma con una mortalità “ribaltata” e maggiore nei Paesi a basso sviluppo economico. Questi dati devono rappresentare il punto di partenza per numerose importanti riflessioni sui fattori di rischio, sulla rilevanza della prevenzione primaria e secondaria, sulla disparità di accesso ai trattamenti efficaci.
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