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10 Ottobre 2013

BRIVANIB VS SORAFENIB NEL TRATTAMENTO DI PRIMA LINEA DEI PAZIENTI CON CARCINOMA EPATICO INOPERABILE IN STADIO AVANZATO

Lo studio randomizzato di fase III, BRISK-FL, non ha raggiunto l’endpoint primario di non-inferiorità della sopravvivenza globale per brivanib vs sorafenib

Brivanib è un doppio inibitore dei recettori del fattore di crescita endoteliale vascolare e del fattore di crescita dei fibroblasti, che sono implicati nella patogenesi del carcinoma epatico. Lo studio multicentrico, randomizzato, in doppio cieco, di fase III, BRISK-FL, ha comparato brivanib vs sorafenib nel trattamento di prima linea del carcinoma epatico. I pazienti con carcinoma epatico in stadio avanzato, che non avevano ricevuto precedente terapia sistemica, sono stati randomizzati (1:1) al trattamento orale con sorafenib (400 mg due volte al giorno, n = 578) o brivanib (800 mg una volta al giorno, n = 577). Endpoint primario era la sopravvivenza globale (OS), endpoint secondari erano tempo alla progressione (TTP), tasso di risposta obiettiva (ORR), tasso di controllo della malattia (DCR), misurato con i criteri mRECIST (modified Response Evaluation Criteria in Solid Tumors), e sicurezza. Nello studio pubblicato sulla rivista Journal of Clinical Oncology (leggi abstract), l’endpoint primario di non-inferiorità della OS con brivanib vs sorafenib nella popolazione per-protocollo (n = 1150) non è stato raggiunto (hazard ratio [HR] 1.06, IC 95.8%: 0.93 – 1.22), basandosi sull’analisi con margine pre-specificato (limite superiore di IC per HR ≤ 1.08). La OS mediana è risultata di 9.9 mesi con sorafenib e di 9.5 mesi con brivanib; TTP, ORR e DCR erano comparabili nei due bracci dello studio. Gli eventi avversi di grado 3 e 4 più frequenti con sorafenib e brivanib erano iponatriemia (rispettivamente 9 vs 23%), elevazione di AST (17 vs 14%), fatigue (7 vs 15%), reazione cutanea mano-piede (15 vs 2%) e ipertensione (5 vs 13%). L’interruzione in seguito a eventi avversi è risultata pari al 33% nei pazienti trattati con sorafenib e al 43% con brivanib e le percentuali di riduzione della dose erano rispettivamente 50 e 49%. In conclusione, questo studio non ha raggiunto l’endpoint primario di non-inferiorità della sopravvivenza globale con brivanib rispetto a sorafenib. Tuttavia, entrambi gli agenti target mostrano simile attività antitumorale, sulla base degli endpoint secondari di efficacia, e brivanib presenta un profilo di sicurezza accettabile, anche se è stato meno ben tollerato di sorafenib.


Liver Cancer Newsgroup – Numero 10 – Ottobre 2013
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