sabato, 28 novembre 2020
Medinews
10 Maggio 2011

BORTEZOMIB PER VIA SOTTOCUTANEA VS INFUSIONE ENDOVENA NELLA RECIDIVA DEL MIELOMA MULTIPLO

L’efficacia della via sottocutanea (s.c.) rispetto alla via di somministrazione standard del farmaco, quella endovenosa (e.v.), che ne migliora anche il profilo di sicurezza, è stata confermata in uno studio di non-inferiorità, randomizzato, di fase 3. I ricercatori europei hanno comparato l’efficacia e la sicurezza di bortezomib (in schedula di 1.3 mg/m2 2 volte alla settimana) attraverso le due vie in pazienti con recidiva di mieloma multiplo trattati in 53 centri distribuiti in 10 Paesi di Europa, Asia e Sud America. I 222 pazienti (età ≥ 18 anni) , che avevano sviluppato recidiva di mieloma multiplo dopo una o tre precedenti linee di terapia, sono stati randomizzati a ricevere fino a 8 cicli di 21 giorni di bortezomib (1.3 mg/m2 al giorno 1, 4, 8 e 11) con iniezione s.c. o infusione e.v. L’assegnazione della via di somministrazione è stata eseguita attraverso un sistema di risposta vocale interattiva su schedula di randomizzazione generata al computer e stratificata per il numero di linee precedentemente ricevute e dello stadio della malattia. I pazienti e i clinici che li seguivano erano a conoscenza dell’allocazione. L’obiettivo primario era dimostrare la non-inferiorità della somministrazione s.c. vs l’infusione e.v. di bortezomib in termini di percentuale di risposta globale (ORR) dopo 4 cicli in tutti i pazienti con diagnosi di mieloma multiplo secretorio, misurabile, che hanno ricevuto una o più dosi di farmaco (popolazione con risposta valutabile). La non-inferiorità è stata definita come il mantenimento del 60% dell’effetto del trattamento osservato con l’infusione e.v. Lo studio pubblicato sulla rivista The Lancet Oncology (leggi abstract originale) è attualmente in corso per il follow-up a lungo termine dei pazienti. Tra quelli arruolati, 148 sono stati assegnati a ricevere bortezomib per via s.c. e 74 per infusione e.v. La popolazione con risposta valutabile consisteva di 145 pazienti per la via s.c. e di 73 con il farmaco somministrato in infusione e.v. I pazienti hanno ricevuto una mediana di 8 cicli (range 1 – 10) di trattamento in entrambi i gruppi. L’ORR dopo 4 cicli è stata del 42% in entrambi i gruppi (61 pazienti per via s.c. e 31 in infusione e.v.; differenza ORR -0.4%, IC 95%: -14.3 – 13.5), che indica la non-inferiorità della via s.c. (p = 0.002). Dopo un follow-up mediano di 11.8 mesi (IQR 7.9 – 16.8) nel gruppo s.c. e di 12.0 mesi (IQR 8.1 – 15.6) nel gruppo e.v., non è stata osservata alcuna differenza significativa nel tempo alla progressione (mediana 10.4 mesi, IC 95%: 8.5 – 11.7, vs 9.4 mesi, IC 95%: 7.6 – 10.6; p = 0.387) e nella sopravvivenza globale a un anno (72.6%, IC 95%: 63.1 – 80.0, vs 76.7%, IC 95%: 64.1 – 85.4; p = 0.504) per la somministrazione s.c. vs l’infusione e.v. di bortezomib. Gli eventi avversi di grado 3 o più gravi sono stati riportati da 84 pazienti (57%) nel gruppo s.c. vs 52 (70%) nel gruppo e.v., i più frequenti dei quali erano trombocitopenia (19 pazienti [13%] vs 14 [19%]), neutropenia (26 [18%] vs 13 [18%]) e anemia (18 [12%] vs 6 [8%]). Al contrario, la neuropatia periferica di ogni grado (56 pazienti [38%] vs 39 [53%]; p = 0.044), di grado 2 o più grave (35 [24%] vs 30 [41%]; p = 0.012) e di grado 3 o più grave (9 [6%] vs 12 [16%]; p = 0.026) erano significativamente meno frequenti con la somministrazione s.c. che con l’infusione e.v. La somministrazione sottocutanea è stata localmente ben tollerata.
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