mercoledì, 25 novembre 2020
Medinews
28 Marzo 2011

BIOTESTAMENTO,NORMATIVA NECESSARIA PER IL 75% DEGLI ONCOLOGI. 6 SU 10 CHIEDONO UNA FORMAZIONE AD HOC PER GESTIRE IL FINE VITA

La legge sul testamento biologico è una priorità che non può essere più rinviata: ne sono convinti 3 oncologi italiani su 4. “Il 50% di noi segue personalmente oltre 10 malati terminali ogni mese e il 56% si è sentito chiedere almeno una volta di accorciare le loro sofferenze – sottolinea il presidente Aiom Carmelo Iacono – Siamo competenti sulle terapie ma nessuno ci ha formato dal punto di vista etico. Solo 4 medici su 10 ritengono di essere preparati nel gestire le questioni del “fine vita”. La seconda edizione del Convegno nazionale di Valderice sulle “Giornate dell’etica in oncologia”, che si è tenuta da venerdì a sabato scorso, nasce proprio dalla necessità di un confronto fra operatori su temi che interessano quotidianamente la professione, anche alla luce del dibattito parlamentare sul testamento biologico. Uno degli aspetti al centro della discussione politica è quello relativo al valore vincolante delle D.A.T. “Quattro specialisti su dieci sono convinti che ci si debba attenere totalmente alle direttive del paziente – continua Iacono -, mentre per il 50% queste vanno condivise e discusse. È significativo che il 56% ne abbia ricevute almeno una volta dai malati. Il bisogno è quindi reale e va affrontato sia sul piano conoscitivo che normativo, sollecitando la promulgazione di provvedimenti legislativi specifici. Per il 63% inoltre la regolamentazione giuridica potrebbe facilitare il rapporto medico-paziente. Infatti solo il 9% ha affermato che nei reparti dove lavora sono previste disposizioni specifiche su questi temi”. Promosso dall’AIOM e dal Collegio dei Primari oncologi ospedalieri (CIPOMO), il Convegno di Valderice ha rappresentato l’occasione per sottolineare ancora una volta la solidità del rapporto tra specialisti e malati. Per il 78% degli intervistati “accanimento terapeutico” significa “persistere in terapie specifiche sproporzionate rispetto alle condizioni cliniche del malato ed alle aspettative di vita residua”. Sono quindi condivisi i criteri per identificare i pazienti non più candidabili alla prosecuzione delle terapie oncologiche. È stata inoltre definita e approvata una dichiarazione congiunta AIOM-CIPOMO sull’etica della ricerca. In particolare, è stato stabilito che “non è etico condurre studi con rilevanza clinica bassa e senza un potenziale vantaggio per il paziente (sopravvivenza, qualità della vita, tossicità) o per la società (minori costi del SSN, maggiore integrazione professionale, migliore organizzazione dei processi, ecc..)”; per quanto riguarda gli aspetti procedurali “i tempi burocratici di approvazione e attivazione di uno studio (da parte del Comitato etico e delle Autorità Competenti) devono essere rapidi. Si raccomanda il mantenimento dei tempi previsti dalla legge”; la divulgazione dei risultati della ricerca attraverso i media, “deve avvenire in modo scientifico, accurato e imparziale al fine di evitare gravi conseguenze, come la medicalizzazione di non-patologie o la scelta di terapie non appropriate”.
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