sabato, 4 febbraio 2023
Medinews
12 Ottobre 2010

BIOBANCHE, COME DONARE I TESSUTI PER SCONFIGGERE IL CANCRO. “MA SERVONO NORME CERTE PER NON FERMARE LA RICERCA”

Un vuoto normativo rischia di bloccare la ricerca contro il cancro. È quello che riguarda le biobanche, raccolte organizzate di campioni biologici (in particolare tessuti, cellule, sangue). Il presupposto per il loro funzionamento è che il malato compia una donazione del proprio tessuto tumorale: un atto non solo solidaristico ma in grado di pronosticare l’evoluzione della patologia oppure predire l’efficacia della terapia. Ogni anno in Italia più di 250mila persone sono colpite da tumore, un dato in costante crescita. Le biobanche custodiscono un’immensa mole di informazioni, un patrimonio di grande rilevanza scientifica. Forniscono strumenti essenziali per la ricerca perché possono favorire significativi avanzamenti nella definizione delle terapie personalizzate, che sono diventate sempre di più il paradigma nella lotta contro il cancro. Ma la donazione di tessuti oggi è resa incerta e difficoltosa dall’assenza di regole certe. Anche in Europa mancano standard comuni di riferimento. L’Italia si candida ad essere il primo Paese a definire punti condivisi da sottoporre al Garante per la privacy elaborati da un comitato di esperti. Il tema è stato approfondito a Milano a Palazzo Marino durante il Convegno “Le ‘Banche dei Tessuti’:è possibile donare le proprie cellule per la ricerca?”, organizzato dall’ESMO e dall’AIOM. L’incontro ha inaugurato il 35° Congresso ESMO che si è svolto per la prima volta proprio a Milano. “Questo tipo di raccolta – ha spiegato Roberto Labianca, presidente del Comitato italiano del Congresso ESMO 2010 – si adatta perfettamente allo studio dei tumori, gli unici tessuti patologici che possiedono un genoma (e quindi una costituzione molecolare) diverso da quello dell’individuo di origine e capace di rapida evoluzione”. Il Convegno ha ottenuto il patrocinio del Comune di Milano, a dimostrare l’importanza degli argomenti trattati. “Milano si riconferma ancora una volta – ha dichiarato l’assessore alla Salute del Comune di Milano Giampaolo Landi di Chiavenna – eccellente polo italiano ed europeo nella cura e nella diagnostica dei tumori. I tre termini che potremmo prendere come motivi ispiratori del 35° Congresso ESMO sono: ricerca, formazione e divulgazione. Nella cura dei tumori, che è fatta soprattutto di prevenzione, è importante raggiungere i cittadini, fare buona informazione e sfatare vecchi miti. Di cancro oggi ci si ammala e si guarisce, ma per migliorare la sopravvivenza dobbiamo puntare ancora sulla ricerca, discutendo sulla possibilità di donare materiale organico su cui sperimentare e di fornire a scienziati e laboratori una intelaiatura giuridica di supporto, al di là di steccati ideologici e di limiti burocratici”. In Lombardia sono attive due strutture (a Monza e Vimercate) che si occupano della raccolta di bio-tessuti per lo studio del tumore del colon. E una iniziativa coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità e dal Giovanni Paolo II di Bari sulle patologie oncologiche coinvolge 17 centri in tutta Italia ed è finalizzata soprattutto agli aspetti regolatori e alla condivisione di procedure operative standard e di programmi gestionali. Il Comitato etico indipendente della Fondazione IRCCS Istituto dei Tumori di Milano a partire dal 2008 ha avviato un percorso di consultazione e condivisione di criteri con gli altri CEI disponibili e con diversi attori (ricercatori, esperti di bioetica, giuristi). Il risultato? Un documento che contiene le raccomandazioni per definire i nodi critici. Alla stesura del testo ha offerto un contributo decisivo la FAVO. “Oggi vi sono solo alcune indicazioni del Garante della privacy, sottoposte però a interpretazioni giuridiche non univoche – ha sottolineato Francesco De Lorenzo, presidente della FAVO -. È duplice il ruolo dell’autore dell’atto di disposizione: da un lato è donatore, dall’altro utilizzatore delle possibili informazioni, fino a oggi del tutto trascurate, provenienti dalla biobanca per la cura della sua malattia. Vogliamo che la donazione sia resa non solo più semplice, ma anche più sicura e aderente agli interessi dei malati e dei loro familiari. Ciò si traduce in un vantaggio per la ricerca”.
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