giovedì, 30 giugno 2022
Medinews
3 Marzo 2017

Bevacizumab may differentially improve ovarian cancer outcome in patients with proliferative and mesenchymal molecular subtypes

Recent progress in understanding the molecular biology of epithelial ovarian cancer has not yet translated into individualized treatment for these women or improvements in their disease outcome. Gene expression has been utilized to identify distinct molecular subtypes, but there have been no reports investigating whether or not molecular subtyping is predictive of response to bevacizumab in ovarian cancer. DASL gene expression arrays were performed on FFPE … (leggi tutto)

Lo studio analizza se sia possibile identificare un gruppo di tumori ovarici che beneficiano più o meno dell’utilizzo del bevacizumab. Il Cancer Genome Atlas che analizzava 550 carcinomi ovarici sierosi aveva identificato, in base al profilo genico, almeno 4 sottogruppi (mesenchimale, proliferativo, differenziato e immunoreattivo), in cui i primi due presentavano la cosiddetta firma molecolare angiogenica in quanto particolarmente arricchiti di geni che codificano per la neovascolarizzazione. All’interno dello studio ICON7, che ha contribuito alla registrazione del bevacizumab nel trattamento del carcinoma dell’ovaio, i ricercatori hanno cercato di capire se il bevacizumab fosse più efficace nei gruppi di pazienti con un profilo molecolare più orientato all’angiogenesi e hanno confermato che il vantaggio maggiore del farmaco si osserva nel sottogruppo proliferativo e mesenchimale, mentre il vantaggio è più limitato, ma mai detrimentale, negli altri sottogruppi. Se questi dati verranno confermati su una casistica indipendente potremo avere un elemento in più per identificare le pazienti che meglio beneficiano del trattamento con bevacizumab, rendendo la strategia di cura più costo/efficace.
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