martedì, 5 maggio 2026
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30 Luglio 2013

BEVACIZUMAB IN COMBINAZIONE ALLA TERAPIA NEOADIUVANTE CON ANTRACICLINE E TAXANO NEL TUMORE MAMMARIO LOCALMENTE AVANZATO

La combinazione di 5-fluorouracile, epirubicina e ciclofosfamide (FEC), seguita da paclitaxel e bevacizumab, è un regime neoadiuvante attivo sul tumore mammario localmente avanzato non accompagnato da evidenti problemi di tossicità. La chemioterapia neoadiuvante contenente antracicline e taxano è frequentemente somministrata alle pazienti con tumore mammario. I tassi di risposta patologica completa (pCR) variano in accordo con lo stadio clinico e la biologia del tumore mammario. Il ruolo critico dell’angiogenesi sulla progressione di questo tumore, assieme all’efficacia significativamente migliore quando bevacizumab è combinato alla chemioterapia in ambito metastatico, fornisce un forte razionale per la valutazione dell’integrazione di bevacizumab nei regimi di chemioterapia neoadiuvante. Lo studio multicentrico, aperto, di fase II, di singolo braccio, pubblicato sulla rivista Breast (leggi abstract), ha esaminato il tasso di pCR (endpoint primario) dopo 4 cicli di 3 settimane di terapia neoadiuvante con FEC (5-fluorouracile 600 mg/m2, epirubicina 90 mg/m2 e ciclofosfamide 600 mg/m2) seguita da 12 cicli di paclitaxel (80 mg/m2 alla settimana) in combinazione con bevacizumab (10 mg/kg ogni 2 settimane) in pazienti con carcinoma mammario, localmente avanzato o infiammatorio, in stadio III, HER2-negativo, nel quale 49 delle 56 pazienti arruolate hanno completato il trattamento programmato. I ricercatori italiani, coordinati dal gruppo genovese dell’azienda ospedaliera universitaria IRCCS San Martino IST, hanno osservato un tasso di pCR del 21% e di risposta clinica del 59%, nella popolazione ‘intent-to-treat’. La chirurgia conservativa della mammella è stata applicata al 34% delle pazienti. Nel sottogruppo di 15 donne con tumore triplo-negativo, il tasso di pCR è risultato pari al 47%. Eventi avversi di grado 3, comparsi in ≥ 5% delle pazienti, erano neutropenia, leucopenia, astenia e rash cutaneo. Un caso di retinopatia ipertensiva e uno di complicanza post-operatoria alla ferita chirurgica, entrambi sviluppati a trattamento completato, sono stati considerati probabilmente correlati a bevacizumab. Non sono stati registrati decessi legati al trattamento e anormalità della funzione cardiaca. In conclusione, lo studio suggerisce che la chemioterapia con 5-fluorouracile, epirubicina e ciclofosfamide, seguita da paclitaxel e bevacizumab, costituisce un regime neoadiuvante attivo sul carcinoma mammario localmente avanzato, che non desta particolari preoccupazioni di tossicità.
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