domenica, 7 agosto 2022
Medinews
10 Marzo 2009

BEVACIZUMAB ED ERLOTINIB NEL TRATTAMENTO DEL CARCINOMA EPATICO AVANZATO

Principale obiettivo dello studio clinico di fase II era determinare la proporzione di pazienti con epatocarcinoma (HCC) trattati con la combinazione bevacizumab ed erlotinib, sopravviventi e liberi da progressione dopo 16 settimane (sopravvivenza libera da progressione, PFS16) di terapia continuativa. Gli obiettivi secondari includevano la percentuale di risposta, la PFS mediana e globale e la tossicità del trattamento. Nello studio, pubblicato nel Journal of Clinical Oncology (leggi abstract originale), 40 pazienti con HCC avanzato, non suscettibili a terapia chirurgica o locoregionale, sottoposti a più di un precedente trattamento sistemico, con funzione epatica in classe Child-Pugh A o B, in performance status ECOG 0, 1 o 2, sono stati trattati con bevacizumab (10 mg/kg ogni 14 giorni) ed erlotinib (150 mg/die per os, continuativamente per cicli di 28 giorni) . La risposta alla terapia è stata valutata ogni 2 cicli usando i criteri di valutazione della risposta nei tumori solidi. La PFS16 è risultata pari al 62.5%. Dieci pazienti hanno ottenuto risposta parziale con una percentuale di risposta globale confermata (‘intent-to-treat’) del 25%. La PFS mediana era di 39 settimane (IC 95%: 26-45 settimane; 9.0 mesi) e quella globale mediana di 68 settimane (IC 95%: 48-78 settimane; 15.65 mesi). I sintomi di tossicità di grado 3-4 legata al trattamento includevano fatigue (n = 8; 20%), ipertensione (n = 6; 15%), diarrea (n = 4; 10%), elevazione delle transaminasi (n = 4; 10%), emorragia intestinale (n = 5; 12.5%), infezione di ferite (n = 2; 5%), trombocitopenia (n = 1; 2.5%), ma anche proteinuria, iperbilirubinemia, dolore dorsale, iperpotassiemia ed anoressia (n = 1, ciascuno). La combinazione ha mostrato efficace attività antitumorale nei pazienti con HCC avanzato, anche se studi clinici randomizzati più ampi sono necessari per la sua validazione.
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