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11 Novembre 2013

BEVACIZUMAB E PACLITAXEL VS BEVACIZUMAB E CAPECITABINA NEL TRATTAMENTO DI PRIMA LINEA DEL TUMORE MAMMARIO METASTATICO HER2-NEGATIVO: RISULTATI AD INTERIM DELLO STUDIO TURANDOT DI FASE 3

In questa analisi ad interim, programmata, la non-inferiorità non è stata raggiunta e i dati di sopravvivenza globale non sono risultati conclusivi. Studi randomizzati di fase 3 sul tumore mammario metastatico hanno indicato che la combinazione di bevacizumab con paclitaxel o capecitabina migliora significativamente la sopravvivenza libera da progressione e il tasso di risposta, rispetto alla sola chemioterapia, ma l’efficacia relativa di bevacizumab e paclitaxel vs bevacizumab e capecitabina non era stata investigata. I ricercatori afferenti al Central European Cooperative Oncology Group hanno quindi comparato l’efficacia di questi due regimi. Nello studio TURANDOT, randomizzato, di fase 3, di non-inferiorità, in aperto, le pazienti con tumore mammario metastatico HER2-negativo, che non avevano ricevuto chemioterapia per la malattia avanzata, sono state randomizzate (1:1, con sequenza generata al computer, dimensioni del blocco pari a 6, stratificazione per stato dei recettori ormonali, nazione e stato menopausale) a bevacizumab per via endovenosa (10 mg/kg ai giorni 1 e 15) e paclitaxel per via endovenosa (90 mg/m2 ai giorni 1, 8 e 15), ripetuti ogni 4 settimane (gruppo paclitaxel) oppure a bevacizumab per via endovenosa (15 mg/kg al giorno 1) e capecitabina per via orale (1000 mg/m2 due volte al giorno, ai giorni 1 – 14), ripetuti ogni 3 settimane (gruppo capecitabina) fino a progressione del tumore o effetti tossici inaccettabili. L’allocazione di trattamento non è stata mascherata per le differenze osservabili riguardo la via di somministrazione e la durata dei cicli di trattamento. Obiettivo primario era dimostrare la non-inferiorità della sopravvivenza globale con bevacizumab e capecitabina vs bevacizumab e paclitaxel. In questo studio pubblicato sulla rivista The Lancet Oncology (leggi abstract), gli autori hanno riportato i risultati di un’analisi ad interim della sopravvivenza globale, che era stata programmata dopo 175 decessi nella popolazione ‘per-protocollo’. Tra il 10 settembre 2008 e il 30 agosto 2010, sono state randomizzate 564 pazienti (285 nel gruppo paclitaxel e 279 nel gruppo capecitabina) in 51 centri distribuiti in 12 Paesi; la popolazione ‘per-protocollo’ consisteva di 533 pazienti (268 nel gruppo paclitaxel e 265 nel gruppo capecitabina). A un follow-up mediano di 18.6 mesi (IQR: 14.9 – 24.7), 181 pazienti nella popolazione ‘per-protocollo’ erano decedute (89 nel gruppo paclitaxel [33%] e 92 nel gruppo capecitabina [35%]). L’hazard ratio (HR) della sopravvivenza globale è risultato pari a 1.04 (IC ripetuto 97.5%: -∞ – 1.69; p = 0.059) e il criterio di non-inferiorità dell’analisi ad interim (interim α = 0.00105) non è stato raggiunto. Un numero superiore di pazienti trattate con bevacizumab e paclitaxel ha mostrato risposta obiettiva rispetto a quelle che hanno ricevuto bevacizumab e capecitabina (125 di 285 [44%] vs 76 di 279 [27%]; p < 0.0001). Analogamente, la sopravvivenza libera da progressione era significativamente più lunga nel gruppo paclitaxel rispetto al gruppo capecitabina (mediana: 11.0 mesi, IC 95%: 10.4 – 12.9, vs 8.1 mesi, IC 95%: 7.1 – 9.2; HR 1.36, IC 95%: 1.09 – 1.68; p = 0.0052). Gli eventi avversi di grado 3 o superiore, più comuni, erano neutropenia (51 pazienti, 18%), neuropatia periferica (39 pazienti, 14%) e leucopenia (20 pazienti, 7%) nel gruppo paclitaxel e sindrome mano-piede (44 pazienti, 16%), ipertensione (16 pazienti, 6%) e diarrea (15 pazienti, 5%) nel gruppo capecitabina. Un decesso, correlato al trattamento, è stato registrato nel gruppo paclitaxel, mentre nessuna morte nel gruppo capecitabina è stata imputata al trattamento. In conclusione, in questa analisi programmata, ad interim, il criterio di non-inferiorità non è stato raggiunto e i risultati di sopravvivenza globale non erano conclusivi, mentre i risultati finali sono attesi per il 2014. Nel gruppo trattato con bevacizumab e paclitaxel, la sopravvivenza libera da progressione era migliore e più pazienti hanno ottenuto una percentuale di risposte obiettive superiore rispetto a quella osservata con bevacizumab e capecitabina. I dati di efficacia, in entrambe i gruppi dello studio, sono consistenti con risultati precedentemente osservati.
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