venerdì, 3 febbraio 2023
Medinews
5 Ottobre 2010

BEVACIZUMAB CON FOLFOXIRI IN PRIMA LINEA NEL CANCRO COLORETTALE METASTATICO

L’associazione di bevacizumab a FOLFOXIRI (irinotecan, oxaliplatino, fluorouracile e acido folinico) non sembra evocare eventi avversi inaspettati. Il trattamento ha ottenuto, in uno studio di fase 2, risultati promettenti in termini di sopravvivenza libera da progressione (SSP) ed è già stato avviato uno studio di fase 3 per valutare l’associazione di bevacizumab con FOLFOXIRI rispetto a FOLFIRI (fluorouracile, acido folinico e irinotecan). In vari studi di fase 3, il regime FOLFOXIRI ha dimostrato un’efficacia superiore rispetto a FOLFIRI nei pazienti con cancro colorettale metastatico e altre indagini cliniche hanno indicato un aumento dell’efficacia della chemioterapia con l’aggiunta di bevacizumab. In questo studio multicentrico di fase 2, pubblicato nella rivista The Lancet Oncology (leggi abstract originale), i ricercatori italiani hanno valutato la sicurezza e l’attività della combinazione bevacizumab (5 mg/kg e.v. al giorno 1) e FOLFOXIRI (e.v. al giorno 1 di irinotecan 165 mg/m2, oxaliplatino 85 mg/m2, acido folinico 200 mg/m2 e fluorouracile 3200 mg/m2 in infusione continua per 48, ripetuta ogni 2 settimane) somministrata in prima linea a pazienti adulti (età di 18 – 75 anni) con cancro colorettale, ritenuto non operabile per presenza di metastasi. Il trattamento di induzione (FOLFOXIRI e bevacizumab) è stato somministrato per un periodo massimo di 6 mesi, seguito dalla terapia di mantenimento con bevacizumab (5 mg/kg e.v. al giorno 1, ripetuto ogni 2 settimane). L’endpoint primario era la SSP a 10 mesi, a partire dall’arruolamento allo studio nella popolazione ‘intention-to-treat’. Dal 2 luglio 2007 al 1 aprile 2008, sono stati arruolati in 7 centri italiani 57 pazienti, tutti valutati per la sicurezza e l’efficacia della nuova combinazione. Il follow-up mediano è stato di 28.8 mesi (IC 95%: 24.9 – 32.5) e la SSP a 10 mesi del 74% (IC 95%: 62 – 85). I principali eventi avversi di grado 3 o 4 durante il trattamento di induzione sono stati neutropenia (n = 28, pari al 49%, incluso un caso di neutropenia febbrile), diarrea (n = 8, 14%), stomatite (n = 2, 4%), neurotossicità (n = 1, 2%), trombosi venosa profonda (n = 4, 7%) e ipertensione (n = 6, 11%). Sei eventi avversi gravi si sono manifestati durante questa fase di trattamento: neutropenia febbrile (n = 1, 2%), diarrea di grado 3 con disidratazione (n = 2, 4%), stomatite di grado 4 (n = 1, 2%), ipertensione di grado 4 (n = 1, 2%) e ischemia cardiaca legata al fluorouracile (n = 1, 2%). Gli eventi avversi di grado 3 e 4 più frequentemente osservati nei 37 pazienti che hanno ricevuto il trattamento di mantenimento sono stati ipertensione (n = 5, 14%) e neurotossicità (n = 3, 8%). Un caso di infarto miocardico acuto per trombosi coronarica è stato registrato durante questa seconda fase.
TORNA INDIETRO