BENEFICIO PROLUNGATO CON TAMOXIFENE PER 5 ANNI DOPO CANCRO AL SENO
L’assunzione di tamoxifene per un periodo di 5 anni offre una riduzione del rischio di cancro al seno controlaterale o di recidiva osservabile anche 15 anni dopo l’inizio del trattamento. Il farmaco abbasserebbe anche il rischio di malattia cardiovascolare e morte per questa causa, specialmente nelle donne di età compresa tra 50 e 59 anni. Ricercatori del Cancer Research UK and University College London Cancer Trials Centre hanno comparato, nello studio Cancer Research UK “Over 50s”, gli effetti della somministrazione di tamoxifene per 2 o 5 anni in donne con cancro al seno precoce. I risultati ottenuti dopo un follow-up mediano di 10 anni sono stati pubblicati sulla rivista Journal of Clinical Oncology (leggi abstract originale). Tra il 1987 e il 1997, gli autori hanno randomizzato 3449 pazienti (età: 50 – 81 anni) operate per cancro al seno, che avevano assunto per 2 anni tamoxifene (20 mg), a continuare la terapia per altri 3 anni, se ancora in vita e libere da recidiva, o a sospenderla. I dati relativi alle recidive, a nuovi tumori, decessi ed eventi cardiovascolari sono stati registrati fino ad aprile 2010. Durante questo periodo, si sono verificate 1103 recidive, 755 decessi per il cancro al seno, 621 eventi cardiovascolari e 236 decessi per patologie cardiache. Quindici anni dopo l’inizio della terapia, ogni 100 donne che avevano ricevuto tamoxifene per 5 anni, 5.8 in meno hanno sviluppato recidiva rispetto alle pazienti che avevano sospeso il trattamento dopo 2 anni. Anche il rischio di tumore alla mammella controlaterale era significativamente ridotto (hazard ratio 0.70, IC 95%: 0.48 – 1.00). Nelle donne di 50 – 59 anni, la riduzione degli eventi cardiovascolari risultava del 35% (p = 0.005) mentre quella di morte per un evento cardiovascolare era del 59% (p = 0.02). Nelle più anziane, invece, questo effetto era minimo e non statisticamente significativo. Sulla base di questi risultati, gli autori suggeriscono il trattamento prolungato. Inoltre, sebbene gli inibitori delle aromatasi siano altrettanto efficaci nel prolungare la sopravvivenza libera da malattia, il tamoxifene rimane l’alternativa più economica ed efficace, specialmente per i Paesi in via di sviluppo.