venerdì, 19 luglio 2024
Medinews
17 Febbraio 2014

BENEFICI E PERICOLI DELLO SCREENING MAMMOGRAFICO

Come tutte le strategie di diagnosi precoce, lo screening mammografico offre potenziali benefici, come prevenire la progressione del tumore e la conseguente morte, ma presenta anche inutili rischi con falsi positivi, sovra-diagnosi e trattamenti non necessari. Quindi, se le donne devono partecipare attivamente alla decisione di sottoporsi o meno allo screening, devono anche poter quantificare i benefici e i rischi che questo esame comporta. Offrire un’informazione valida è una sfida, data l’incertezza e il disaccordo dei clinici sui dati. Gli autori di questo articolo, H. Gilbert Welch e Honor J. Passow del Dartmouth Institute for Health Policy and Clinical Practice, The Geisel School of Medicine at Dartmouth di Hanover (New Hampshire), hanno cercato di colmare questa lacuna fornendo una serie di stime, ottimistiche e pessimistiche, della frequenza assoluta di tre ‘outcome’ importanti per la scelta della mammografia: la riduzione della mortalità per tumore mammario, i falsi allarmi e la sovra-diagnosi. Nello studio pubblicato sulla rivista JAMA Internal Medicine (leggi abstract), sono stati quantificati questi ‘outcome’, suddividendo le donne che si sottoponevano annualmente allo screening per 10 anni (pratica ancora comune negli Stati Uniti) in tre gruppi d’età (40 – 49, 50 – 59 e 60 – 69 anni). Per rendere il metodo semplice e trasparente, i ricercatori hanno espresso i risultati come intervallo, con i valori minimi e massimi ogni 1000 donne. Per stimare la percentuale di morti evitate con lo screening mammografico, gli autori hanno utilizzato i dati ottimistici dello studio Swedish Two-County (36%) e un valore minimo arbitrario pari al 5%, perché i risultati troppo pessimistici dello studio Canadian (nessuna riduzione della mortalità) non potevano essere considerati. Dato, inoltre, che l’osservazione comprendeva un intervallo di 10 anni, per lo studio della mortalità hanno esteso il periodo a 15 anni (per poter osservare l’effetto di morte). Gli autori hanno anche considerato i dati estratti dal SEER (Surveillance Epidemiology and End Results ) tra il 2007 e il 2009 sul rischio di morte per tumore mammario (cinquantenni sottoposte o meno a mammografia), che era pari a 6.45 donne ogni 1000, e i dati del National Health Interview Survey (NHIS del 2008), che fornivano indicazioni sulla proporzione di donne sottoposte regolarmente allo screening. I dati sul rischio assoluto di falso allarme (ripetizione dell’esame o biopsia) derivano, invece, da una ricerca sistematica sul database di Medline (aggiornata al 9 maggio 2013) dalla quale sono stati evidenziati due studi che hanno fornito i dati di falso allarme per le tre classi d’età. Per la stima del rischio di sovra-diagnosi, infine, gli autori hanno utilizzato lo studio randomizzato Mälmo, con un follow-up di 15 anni, che ha fornito i valori ottimistici, perché lo screening era pianificato ogni 18 – 24 mesi, mentre i dati pessimistici del rischio di tumore mammario (invasivo o carcinoma duttale in situ) a 10 anni nelle donne americane, nei tre gruppi d’età, sono stati ottenuti dal SEER. In sintesi, il gruppo di cinquantenni sottoposte allo screening avrebbe una riduzione assoluta della mortalità compresa tra 0.3 e 3.2 donne ogni 1000, un rischio di falso allarme, con successiva mammografia, compreso tra 490 e 670 donne ogni 1000 e di falso allarme, con successiva biopsia, tra 74 e 100 donne ogni 1000 e infine il rischio di sovra-diagnosi, e quindi di trattamento inutile, variava tra 3 e 14 donne ogni 1000. In conclusione, gli autori sperano che questi dati possano aiutare le donne a prendere in modo autonomo la decisione se sottoporsi o no allo screening. Se, tuttavia, rimangono ancora dubbi, gli stessi ricercatori si sono chiesti quale fosse il grado di precisione necessario a stimare il beneficio e sperano che visto l’ormai prolungato utilizzo della mammografia (sono passati 50 anni dal primo studio randomizzato negli Stati Uniti) e l’esposizione di decine di milioni di donne americane allo screening, si possa giungere a breve a una maggiore precisione dei calcoli.
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