domenica, 16 giugno 2024
Medinews
10 Gennaio 2012

ASSOCIAZIONE TRA SOPRAVVIVENZA MIGLIORE E STADIAZIONE CHIRURGICA IN DONNE CON CARCINOMA SIEROSO DELL’UTERO IN STADIO I

Ricercatori della Johns Hopkins Medical Institutions di Baltimora e University of California hanno esaminato se la stadiazione chirurgica fosse il migliore fattore predittivo di prognosi, rispetto alla stadiazione incompleta, nelle pazienti con carcinoma sieroso dell’utero (USC) non invasivo o minimamente invasivo (≤ 3 mm) in stadio I. Gli autori dello studio pubblicato sulla rivista International Journal of Gynecological Cancer (leggi abstract originale) hanno condotto una revisione retrospettiva per identificare le pazienti sottoposte a isterectomia al Johns Hopkins Hospital dal 1989 al 2010. I dati clinici e patologici più rilevanti sono stati estratti e sono state identificate 63 pazienti con USC non invasivo o minimamente invasivo (invasione miometriale ≤ 3 mm). Lo stadio è stato assegnato sulla base dei criteri 2009 sul cancro endometriale della FIGO (International Federation of Gynecology and Obstetrics) e le curve di sopravvivenza sono state generate utilizzando il metodo di Kaplan-Meier. Lo stadio I, II, III e IV di USC non invasivo o minimamente invasivo è stato identificato rispettivamente nel 65% (41 di 63), 6% (4 di 63), 14% (9 di 63) e 14% (9 di 63) delle pazienti. Lo stadio più basso è stato associato ad un significativo miglioramento della sopravvivenza cancro-specifica (p = 0.001). La stadiazione chirurgica comprensiva di isterectomia totale, salpingo-ooforectomia bilaterale, linfoadenectomia pelvica e para-aortica, omentectomia e biopsie peritoneali è stata completata nel 29% delle pazienti (12 di 41) con malattia in stadio I e non si sono verificati decessi per il cancro in questo gruppo. Rispetto alla stadiazione incompleta, la stadiazione chirurgica è stata associata ad un significativo aumento della sopravvivenza cancro-specifica (p = 0.039). In conclusione, le pazienti con USC non invasivo o minimamente invasivo in stadio I presentano una prognosi ottimale alla stadiazione chirurgica e la terapia adiuvante non può apportare alcun ulteriore beneficio in questa popolazione.
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