domenica, 29 novembre 2020
Medinews
21 Aprile 2011

ASSOCIAZIONE SORAFENIB E INTERLEUCHINA-2 NEL CARCINOMA RENALE METASTATICO

L’introduzione di IL-2 non migliora l’efficacia, solo dosi più elevate di questo agente allungano la sopravvivenza a discapito della tolleranza

Studi preclinici avevano anticipato l’efficacia della combinazione di sorafenib con interleuchina-2 (IL-2) nel trattamento del carcinoma renale metastatico. Nello studio italiano ROSORC, aperto, di fase II, 128 pazienti sono stati randomizzati a ricevere sorafenib per via orale (400 mg x 2 al giorno) e IL-2 per via sottocutanea (4.5 milioni di unità internazionali, MIU, x 5 alla settimana, per 6 settimane ogni 8) o sorafenib da solo. Dopo l’arruolamento dei primi 40 pazienti, la dose di IL-2 è stata ridotta per migliorare la tollerabilità. Gli oncologi italiani hanno osservato, dopo un follow-up mediano di 27 mesi, una sopravvivenza mediana libera da progressione (PFS) di 33 settimane con l’associazione sorafenib e IL-2 e di 30 settimane con la sola terapia target (p = 0.109). Nei primi pazienti, che avevano ricevuto una dose iniziale di IL-2 più alta, la PFS mediana è stata 43 settimane vs le 31 osservate in quelli arruolati successivamente (con dose più bassa). Gli eventi avversi più comuni sono stati astenia, sindrome mano-piede, ipertensione e diarrea. Eventi avversi di grado 3 – 4 sono stati riportati nel 38% e il 25% dei pazienti che rispettivamente hanno ricevuto la combinazione o solo sorafenib. I risultati dello studio pubblicato sulla rivista British Journal of Cancer (leggi abstract originale) indicano che l’associazione non ha migliorato l’efficacia rispetto al solo sorafenib, ma un prolungamento della PFS è stato osservato nei pazienti che avevano ricevuto dosi più alte di IL-2.


Renal Cancer Newsgroup – Numero 4 – Aprile 2011
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