Medinews
2 Aprile 2013

ASSOCIAZIONE DI TERAPIE RIDUCE IL MELANOMA NEL 50% DEI PAZIENTI

Ogni anno in Italia sono circa 7.000 i nuovi casi di melanoma diagnosticati, e circa 1.500 i decessi causati da questo tipo di tumore della pelle. Un’associazione di terapie è la nuova via per sconfiggere il melanoma e ridurre il tumore nel 50% dei pazienti. Parte all’ospedale Le Scotte di Siena una nuova sperimentazione (“Nibit M2”), che coinvolgerà 146 pazienti con metastasi cerebrali, basata sulla combinazione di un innovativo anticorpo monoclonale disponibile in Italia da pochi giorni, “ipilimumab”, con la tradizionale chemioterapia a base di fotemustina. La sperimentazione, che terminerà nel 2015, coinvolgerà 10 centri in Italia. Secondo quanto emerso da uno studio (“Nibit M1”) coordinato dall’Immunoterapia Oncologica dell’ospedale senese e guidato dal Nibit (Network Italiano per la Bioterapia dei Tumori), le due terapie combinate sono in grado di ridurre in modo significativo questo tumore della pelle nel 46,5% dei pazienti, con risultati incoraggianti anche in caso di metastasi cerebrali. “I risultati sono promettenti – ha spiegato Michele Maio, presidente del Nibit – . Con le due terapie combinate in alcuni casi si è osservata una regressione completa del tumore, in altri la risposta è stata parziale oppure abbiamo registrato una stabilizzazione della malattia”. “Il melanoma, per le sue caratteristiche biologiche, è il candidato ideale per l’applicazione di questo approccio, che cambia i criteri di valutazione della risposta al trattamento – ha sottolineato Giorgio Parmiani, direttore dell’Unità di Immuno-Bioterapia del Melanoma e Tumori Solidi dell’Istituto Scientifico Fondazione San Raffaele -. Le risposte cliniche possono richiedere anche alcuni mesi, ma in genere durano più a lungo. Nel melanoma metastatico non si registravano progressi significativi da decenni. Ma oggi abbiamo a disposizione nuove armi”. “Un altro aspetto rilevante di ‘Nibit M1’ – ha proseguito Anna Maria Di Giacomo dell’Immunoterapia Oncologica di Siena, principal investigator dello studio ‘Nibit M2’ – è costituito dalla sopravvivenza, pari, a un anno dalla conclusione del lavoro, al 52,6% contro il 25% del trattamento standard riportato in letteratura”.
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