sabato, 28 novembre 2020
Medinews
6 Febbraio 2012

ASSOCIAZIONE DI BEVACIZUMAB ALLA CHEMIOTERAPIA NEOADIUVANTE DEL CANCRO AL SENO

L’aggiunta di bevacizumab nei primi sei cicli di chemioterapia ha aumentato significativamente il tasso di risposta patologica completa in pazienti affette da neoplasia mammaria e trattate con regimi neoadiuvanti. I migliori risultati nel setting metastatico sono stati osservati quando ai taxani è stato associato bevacizumab o antimetaboliti come capecitabina e gemcitabina. Scopo principale di questo studio, pubblicato sulla rivista New England Journal of Medicine (leggi abstract originale), è stato valutare se l’associazione di capecitabina o di gemcitabina alla chemioterapia neoadiuvante, contenente docetaxel, seguita da doxorubicina e ciclofosfamide, aumentasse le percentuali di risposta patologica completa in donne con cancro al seno HER2(human epidermal growth factor receptor 2)-negativo operabile e se l’aggiunta di bevacizumab a questi regimi chemioterapici aumentasse a sua volta la risposta patologica completa. I ricercatori della Virginia Commonwealth University di Richmond hanno randomizzato 1206 pazienti a terapia neoadiuvante contenente docetaxel (100 mg/m2 superficie corporea, al giorno 1), docetaxel (75 mg/m2, al giorno 1) e capecitabina (825 mg/m2 due volte al giorno, ai giorni 1 – 14) o docetaxel (75 mg/m2, al giorno 1) e gemcitabina (1000 mg/m2, ai giorni 1 e 8) per quattro cicli; a tutti i regimi è seguito un trattamento con doxorubicina e ciclofosfamide per altri quattro cicli. Le pazienti sono state anche randomizzate a ricevere o meno bevacizumab (15 mg per Kg peso corporeo) per i primi sei cicli di chemioterapia. I risultati dello studio indicano che l’aggiunta di capecitabina o gemcitabina alla terapia con docetaxel, rispetto al solo taxano, non aumenta la percentuale di risposta patologica completa (29.7 e 31.8%, rispettivamente vs 32.7%; p = 0.69). Sia capecitabina che gemcitabina sono state associate a maggiore tossicità, in particolare sindrome mano-piede, mucosite e neutropenia. L’aggiunta di bevacizumab ha invece significativamente aumentato il tasso di risposta patologica completa (28.2% senza bevacizumab vs 34.5% con l’anticorpo monoclonale; p = 0.02). L’effetto di bevacizumab sul tasso di risposta patologica completa non è stato lo stesso nei sottogruppi con recettori ormonali positivi o negativi, ma la sua aggiunta alla terapia neoadiuvante ha aumentato la percentuale di donne con ipertensione, disfunzione ventricolare sinistra, sindrome mano-piede e mucosite. L’effetto del bevacizumab ha aumentato il tasso di pazienti con risposta patologica completa (end-point primario dello studio).
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