mercoledì, 2 dicembre 2020
Medinews
7 Febbraio 2012

APPROCCIO INNOVATIVO ALLO SCOMPENSO CARDIACO

Negli ultimi 10-15 anni alcuni studi hanno esplorato la possibilità di modificare lo stato infiammatorio nei pazienti con insufficienza cardiaca, mediante l’impiego in terapia di molecole specifiche, antibiotici e statine; le ricerche cliniche si sono finora dimostrate non efficaci o, in alcuni casi, hanno portato anche ad effetti indesiderati. In uno studio prospettico in doppio cieco, Stephan von Haehling e colleghi della Charité Medical School di Berlino (in collaborazione con centri in Polonia, Regno Unito, Austria e Italia), hanno valutato un approccio innovativo per migliorare la funzione endoteliale (parete interna dei vasi) nello scompenso cardiaco. L’équipe internazionale ha messo sotto esame gli effetti della somministrazione per quattro settimane di acido ursodesossicolico (UDCA, composto biliare comunemente usato nel trattamento dell’epatopatia colestatica) sulla funzione endoteliale e sui marker infiammatori in 17 pazienti con insufficienza cardiaca. Come si legge nell’articolo pubblicato sull’ultimo numero del Journal of American College of Cardiology, l’impiego di UDCA è basato sulla constatazione che la congestione addominale causata da insufficienza cardiaca porta ad un aumento della permeabilità intestinale, permettendo alle endotossine prodotte da batteri gram-negativi di entrare nel circolo. L’aumento dei livelli di citochine proinfiammatorie può ulteriormente aggravare i sintomi di insufficienza cardiaca. UDCA è in grado di formare un complesso attorno ad un componente della parete cellulare dei batteri gram-negativi (lipopolisaccaride), riducendo così i livelli di citochine proinfiammatorie e offrendo la possibilità di migliorare il flusso del sangue periferico e, infine, aumentare la tolleranza all’esercizio fisico. Nello studio, il trattamento è stato seguito da placebo per altri 30 giorni. I risultati hanno evidenziato che, rispetto al placebo, l’UDCA ha migliorato significativamente il valore di picco post-ischemico del flusso di sangue nel braccio e ha mostrato un trend di miglioramento del valore di picco del flusso ematico alle arterie della gamba. Nessun cambiamento, invece, si è verificato nel test da sforzo (durata 6 minuti). ”Eventuali studi futuri – ha affermato Kenneth Dickstein, portavoce della European Society of Cardiology (ESC) – dovranno coinvolgere più ampie coorti di pazienti”.

ESC – Journal of American College of Cardiology
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