mercoledì, 6 luglio 2022
Medinews
5 Aprile 2011

ANTICORPO MONOCLONALE PER IL CARCINOMA DI TESTA-COLLO A CELLULE SQUAMOSE RECIDIVANTE O METASTATICO

Una più lunga sopravvivenza libera da progressione è stata osservata nei pazienti con carcinoma a cellule squamose di testa e collo, recidivante, che sono stati trattati con l’anticorpo monoclonale IgG1 umano verso il recettore del fattore di crescita epidermico (EGFR), zalutumumab, anche se lo stesso non ha migliorato la sopravvivenza globale. Nessun trattamento, che possa allungare la vita di questi pazienti, è oggi disponibile quando la chemioterapia contenente platino abbia fallito. Ricercatori belgi, ungheresi e russi hanno condotto uno studio randomizzato di fase 3, aperto, a gruppi paralleli per valutare l’efficacia e la sicurezza di zalutumumab sulla sopravvivenza globale dei pazienti con carcinoma a cellule squamose di testa e collo, recidivante o metastatico. I pazienti, considerati incurabili con le terapie standard, che presentavano performance status WHO 0 – 2 e progressione della malattia entro 6 mesi dalla terapia contenente platino, sono stati allocati in rapporto 1:2 a ricevere zalutumumab in associazione alla migliore cura di supporto (gruppo zalutumumab) o alla sola migliore cura di supporto, con eventuale somministrazione di metotrexato (gruppo di controllo) presso centri medici in Europa, Brasile e Canada. La randomizzazione è stata attuata attraverso un sistema centralizzato di risposta vocale e la stratificazione in base al performance status. I dati sono stati analizzati all’apertura del codice di randomizzazione, dopo completamento dell’acquisizione dei dati. Un comitato di revisione indipendente, non a conoscenza dell’assegnazione del trattamento, ha valutato la risposta del tumore e la progressione della malattia secondo i criteri di valutazione della risposta nei tumori solidi. Zalutumumab è stato somministrato settimanalmente con regolazione individuale della dose di farmaco sulla base dell’entità del rash cutaneo. Dopo 231 decessi (valore predefinito), gli autori dello studio pubblicato sulla rivista The Lancet Oncology (leggi abstract originale) hanno incluso nell’analisi di sopravvivenza tutti i pazienti randomizzati e nell’analisi di sicurezza tutti quelli che avevano ricevuto almeno una sessione di trattamento. Endpoint primario era la sopravvivenza globale, ma anche la sopravvivenza libera da progressione è stata valutata. Al gruppo zalutumumab sono stati assegnati 191 dei 286 pazienti eleggibili (67%) e 95 (33%) al gruppo di controllo. La sopravvivenza mediana globale è stata di 6.7 mesi (IC 95%: 5.8 – 7.0) nel gruppo zalutumumab e di 5.2 mesi (IC 95%: 4.1 – 6.4) in quello di controllo (hazard ratio [HR] per il decesso, stratificato con performance status WHO, era 0.77, IC 95%: 0.57 – 1.05; p non aggiustato = 0.0648). La sopravvivenza libera da progressione era più lunga nel gruppo trattato con l’anticorpo che in quello di controllo (HR per progressione o decesso, stratificato secondo performance status WHO, era 0.63, IC 95%: 0.47 – 0.84; p = 0.0012). In totale, 189 pazienti trattati con zalutumumab e 94 controlli sono stati inclusi nell’analisi di sicurezza. Gli eventi avversi di grado 3 – 4 più comuni sono stati rash cutaneo (39 pazienti [21%] nel gruppo zalutumumab vs nessuno nel gruppo di controllo), anemia (11 [6%] vs 5 [5%]) e polmonite (9 [5%] vs 2 [2%]). Infezioni gravi di grado 3 – 4 sono comparse in 28 pazienti (15%) nel gruppo trattato con zalutumumab rispetto a 8 (9%) nel gruppo di controllo. Gli eventi avversi gravi più frequenti sono stati invece emorragia tumorale (rispettivamente 28 [15%] vs 13 [14%]), polmonite (13 [7%] vs 3 [3%]) e disfagia (11 [6%] vs 2 [2%]). La regolazione della dose di anticorpo monoclonale in base al rash cutaneo è risultata sicura.
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