venerdì, 17 aprile 2026
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11 Dicembre 2013

ANEMIA INDOTTA DA CHEMIOTERAPIA E PERCEZIONE DEGLI ONCOLOGI RIGUARDO AL TRATTAMENTO: RISULTATI DI UN SONDAGGIO VIA WEB

La prevalenza e l’incidenza di anemia nei pazienti trattati con la chemioterapia è molto alta. Per il trattamento dell’anemia indotta da chemioterapia sono frequentemente utilizzati gli ESA, agenti che stimolano l’eritropoiesi, anche se sono normalmente associate altre terapie, come trasfusione di globuli rossi e/o supplemento di ferro. Le recenti linee guida internazionali hanno fatto emergere preoccupazioni sull’uso degli ESA per un possibile impatto sulla terapia per l’anemia indotta da chemioterapia con modificazioni del comportamento clinico pratico. Per valutare le varie opzioni sulla preferenza di trattamento dell’anemia indotta da chemioterapia, i coordinatori della sezione della Regione Lombardia dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) hanno inviato, tramite email, agli onco-ematologi soci AIOM della regione, un questionario composto da 12 domande relative alla conoscenza della patologia (anemia indotta da chemioterapia) e delle attuali strategie terapeutiche utilizzate per contrastare questo evento avverso. Gli 81 questionari raccolti tra gennaio e marzo 2011 rappresentavano il parere di circa il 30% dei soci AIOM; il questionario è stato compilato principalmente da oncologi (91%) di età compresa tra 35 e 50 anni (50%). Per circa il 60% degli specialisti, l’anemia indotta da chemioterapia aveva un impatto clinico, con modificazioni della strategia terapeutica tumorale. Gli ESA erano largamente somministrati (80%) e associati a supplemento di ferro nel 52% dei casi; il 38% utilizzava anche trasfusioni di sangue come parte del regime terapeutico. Lo studio pubblicato sulla rivista Tumori ha inoltre mostrato che quasi il 20% degli onco-ematologi che hanno risposto correttamente utilizzava i livelli di saturazione della transferrina come marcatore per regolare la somministrazione di ferro. I clinici aderivano strettamente alle linee guida per iniziare e terminare la terapia con ESA, anche se il 14% era influenzato negativamente dalle nuove raccomandazioni ASCO. I biosimilari di ESA erano considerati i futuri sostituti degli ‘originator’ nel 45% dei casi. In conclusione, l’anemia indotta da chemioterapia è stata percepita dagli onco-ematologi AIOM come un evento avverso, con un modesto impatto sulla clinica pratica. Gli ESA sono molto diffusi nella terapia oncologica, tuttavia il numero di trasfusioni e l’assenza dell’utilizzo di marcatori della deplezione di ferro suggeriscono che l’aderenza alle linee guida potrebbe essere in teoria ottenuta, ma con alcune discordanze sulle più appropriate strategie da seguire nella clinica pratica giornaliera.
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