venerdì, 3 febbraio 2023
Medinews
22 Marzo 2010

ANALISI DELLE TERAPIE PER IL CARCINOMA RENALE METASTATICO O AVANZATO

Bevacizumab in associazione all’interferone (IFN) e sunitinib sono superiori al solo IFN, anche temsirolimus è migliore di IFN nei pazienti con 3-6 fattori di rischio per prognosi sfavorevole. Nel trattamento di seconda linea, sorafenib è migliore rispetto alle cure di supporto. Una revisione sistematica della letteratura, che ha incluso i database MEDLINE, EMBASE e Cochrane Library, fino a settembre/ottobre 2007 (e ancora a febbraio 2008) ha valutato l’efficacia clinica e la relazione costo-efficacia di alcune terapie per il carcinoma renale metastatico o in stadio avanzato: bevacizumab, combinato a IFN, sorafenib tosilato, sunitinib e temsirolimus. Ricercatori afferenti al Peninsula Technology Assessment Group (PenTAG) dell’Università di Exeter in Gran Bretagna hanno selezionato revisioni sistematiche e trial clinici randomizzati, che hanno comparato un qualsiasi intervento rispetto ad un altro in popolazioni di pazienti con carcinoma renale in stadio avanzato o metastatico, studi di fase II o abstract presentati a conferenze, qualora fossero disponibili dati sufficienti per valutare in modo adeguato la qualità dello studio. I risultati sono stati rivisti ed è stato sviluppato un modello di tipo Markoviano di decisione analitica per simulare la progressione della malattia e stimare il rapporto costo-efficacia degli interventi presi in esame. Un numero totale di 888 studi e abstract è stato estratto in questa revisione di efficacia clinica, che includeva il report di otto trial clinici. La revisione pubblicata nella rivista Health Technology Assessment (leggi abstract originale) ha indicato vantaggi clinicamente rilevanti e statisticamente significativi del trattamento con bevacizumab e IFN o con sunitinib, rispetto al trattamento con solo IFN, in termini di sopravvivenza libera da progressione (SSP) e di risposta tumorale, con una durata doppia di SSP, da circa 5 a 10 mesi. Il temsirolimus ha mostrato vantaggi simili rispetto al trattamento con IFN in termini di SSP e sopravvivenza globale (SG), con un aumento della SG mediana da 7.3 a 10.9 mesi [hazard ratio (HR) 0.73, intervallo di confidenza (IC) 95%: 0.58-0.92]. Il trattamento con temsirolimus ha mostrato vantaggi elevati rispetto al trattamento con IFN nei pazienti con 3-6 fattori di rischio per prognosi sfavorevole. Anche sorafenib, rispetto alla migliore cura di supporto, ha mostrato vantaggi in termini di SG, SSP e risposta tumorale, raddoppiando la SSP (HR 0.51, IC 95%: 0.43-0.60), anche se associata ad un’aumentata frequenza di effetti collaterali, come ipertensione e reazioni mano-piede, rispetto al placebo. Non si è potuta invece eseguire una valutazione economica completa degli interventi analizzati. Malgrado ciò, le stime con il modello PenTAG suggeriscono che nessun intervento può essere considerato come stima di costo-efficacia con una soglia di disponibilità di pagamento di 30000 sterline all’anno valutato in termini di qualità di vita (QALY). Le stime del costo per QALY variavano tra 71462 sterline per il sunitinib a 171301 sterline per l’associazione bevacizumab e IFN. Sebbene ci siano molte similarità nella metodologia e nelle assunzioni strutturali utilizzate da PenTAG e dalle aziende produttrici, in tutti i casi le stime costo-efficacia con modello PenTAG sono state più alte di quelle presentate alla domanda di registrazione da parte delle aziende. Le stime costo-efficacia sono state particolarmente sensibili alle variazioni della stima di efficacia del trattamento, del costo del farmaco (che includeva i dati di intensità della dose) e dei parametri di utilità per lo stato di salute.
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