sabato, 31 luglio 2021
Medinews
6 Marzo 2012

ALFA-FETOPROTEINA CORRELA CON RISPOSTA EASL E SOPRAVVIVENZA DOPO TERAPIA TRANSARTERIOSA DEL CARCINOMA EPATICO SOLITARIO

Alfa-fetoproteina (AFP) e risposta EASL sono entrambi fattori predittivi di sopravvivenza; tuttavia la riduzione di AFP, marcatore tumorale del carcinoma epatico, dovrebbe essere uno degli obiettivi delle terapie loco-regionali in questi pazienti. L’utilità di AFP nel valutare la risposta al trattamento rimane tuttavia ancora controversa. Ricercatori del Robert H. Lurie Comprehensive Cancer Center, Northwestern University di Chicago, hanno esaminato la correlazione tra risposta AFP e quella osservata in indagini radiologiche, e la capacità della risposta AFP o secondo i criteri EASL e WHO nel predire la sopravvivenza in pazienti con carcinoma epatico solitario. Nello studio pubblicato sulla rivista Journal of Hepatology (leggi abstract originale), 629 pazienti con carcinoma epatico sono stati trattati con terapie loco-regionali trans-arteriose durante un periodo di 11 anni. Per eliminare i fattori confondenti, gli autori hanno incluso solo i pazienti con tumori singoli, AFP basale ≥ 200 ng/mL e che non presentavano malattia extraepatica; ciò ha permesso la selezione di una coorte di 51 pazienti. La risposta AFP è stata definita come riduzione > 50% dei livelli basali ed è stata correlata con i criteri di risposta EASL e WHO attraverso concordanza Kappa, correlazione di Pearson e curve ROC (‘receiver operating curve’). Le analisi di sopravvivenza sono state condotte con metodiche di ‘landmark’, del rischio di morte e di Mantel-Byar. Nessuno dei pazienti ha ricevuto sorafenib. Tre mesi dopo il trattamento, le risposte AFP e quelle misurate con i criteri EASL correlavano bene (Kappa 0.83, Pearson 0.84); la sensibilità, la specificità e i valori predittivi positivi e negativi di AFP nel predire la risposta EASL a 3 mesi erano rispettivamente 96.6, 85.7, 92.3 e 93.3%, mentre la correlazione con la risposta WHO era bassa. Dalle analisi di ‘landmark’ a 3 mesi, i ‘responder’ ai criteri WHO, EASL e livelli di AFP sono sopravvissuti più a lungo dei ‘non-responder’ (rispettivamente p = 0.006, 0.0001 e < 0.0001). Il rischio di morte era più basso nei ‘responder’ valutati secondo i criteri EASL e i livelli di AFP, dopo utilizzo sia di analisi del rischio di morte che di Mantel-Byar (p < 0.05). In conclusione, le risposte AFP e secondo EASL sono state identificate entrambe come fattori predittivi dell’esito di sopravvivenza nei pazienti con carcinoma epatico solitario; l’AFP correla con la valutazione attuata con metodiche d’immagine secondo le linee guida EASL. Secondo gli autori, quindi, l’ottenimento di una risposta AFP dovrebbe essere uno degli obiettivi delle terapie loco-regionali.
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