I due fattori sono entrambi predittivi di sopravvivenza; la risposta di AFP dovrebbe essere uno degli obiettivi delle terapie loco-regionali in questi pazienti
L’alfa-fetoproteina (AFP) è un marcatore tumorale del carcinoma epatico, riconosciuto universalmente. La sua utilità nel valutare la risposta al trattamento rimane però controversa. Ricercatori del Robert H. Lurie Comprehensive Cancer Center, Northwestern University di Chicago hanno esaminato la correlazione tra risposta di AFP e quella osservata in indagini di immagine, e la capacità della risposta di AFP e secondo i criteri EASL e WHO nel predire gli esiti di sopravvivenza in pazienti con carcinoma epatico solitario. Nello studio pubblicato sulla rivista Journal of Hepatology (leggi abstract originale), 629 pazienti con carcinoma epatico sono stati trattati con terapie loco-regionali transarteriose durante un periodo di 11 anni. Per eliminare i fattori di confondimento, gli autori hanno incluso solo i pazienti con tumori singoli, AFP basale ≥ 200 ng/mL e che non presentavano malattia extraepatica: questo ha permesso la selezione di una coorte di 51 pazienti. La risposta di AFP è stata definita come riduzione > 50% dei livelli basali ed è stata correlata con i criteri di risposta EASL e WHO attraverso concordanza Kappa, correlazione di Pearson e curve ROC (receiver operating curve). Le analisi di sopravvivenza sono state condotte con metodiche di landmark, del rischio di morte e di Mantel-Byar. Nessuno dei pazienti ha ricevuto sorafenib. Tre mesi dopo il trattamento, le risposte di AFP e secondo i criteri EASL correlavano bene (Kappa 0.83, Pearson 0.84); la sensibilità, specificità e i valori predittivi positivi e negativi di AFP nel predire la risposta EASL a 3 mesi erano rispettivamente 96.6, 85.7, 92.3 e 93.3%, mentre la correlazione con la risposta WHO era bassa. Dalle analisi di landmark a 3 mesi, i ‘responder’ ai criteri WHO, EASL e di AFP sono sopravvissuti più a lungo dei ‘non-responder’ (rispettivamente p = 0.006, 0.0001 e < 0.0001). Il rischio di morte era più basso nei ‘responder’ a EASL e AFP, sia dopo utilizzo di analisi del rischio di morte che di Mantel-Byar (p < 0.05). In conclusione, le risposte di AFP e secondo EASL sono state identificate entrambe fattori predittivi dell’esito di sopravvivenza nei pazienti con carcinoma epatico solitario. L’AFP correla con la valutazione attuata con metodiche d’immagine secondo le linee guida EASL. Secondo gli autori, quindi, l’ottenimento di una risposta di AFP dovrebbe essere uno degli scopi delle terapie loco-regionali.Liver Cancer Newsgroup – Numero 1 – Febbraio 2012