venerdì, 17 aprile 2026
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17 Settembre 2013

AIOM: IN TOSCANA IL SISTEMA DI CURE FUNZIONA NONOSTANTE LA SPENDING REVIEW

Toscana regione virtuosa nonostante i tagli alla sanità. Per il 52% degli oncologi della Regione la progressiva contrazione delle risorse disponibili non incide sulla capacità di curare al meglio i pazienti con cancro. Un dato in netta controtendenza rispetto alla media nazionale, dove ben l’83% degli specialisti italiani dichiara invece di subire gli effetti negativi della spending review. Il 98% degli oncologi toscani utilizza farmaci biotecnologici efficaci contro la gran parte dei tumori. E il 93% ritiene che la decisione sull’eventuale sostituibilità con i biosimilari, prodotti simili ma non uguali ai più complessi originali biotech, debba essere di esclusiva competenza dello specialista. Per il 57% la prossima introduzione dei biosimilari di anticorpi monoclonali può favorire il contenimento dei costi, anche se il 43% sostiene sia più utile cercare margini di risparmio in altre voci di spesa. Infatti, l’82% degli oncologi toscani riconosce che i biosimilari di anticorpi monoclonali sono più complessi di quelli oggi disponibili, richiedono processi di vigilanza più accurati e appositi registri e studi clinici con endpoint validati. I dati emergono dal sondaggio condotto dall’AIOM fra i soci della Toscana e presentato nel seminario “Biosimilari da anticorpi monoclonali in oncologia. La sicurezza del paziente prima di tutto”, che si è svolto lunedì scorso a Lucca. È il quinto di un tour nazionale che prevede nove incontri regionali promossi dall’AIOM con il patrocinio della SIFO e della SIF. “Per migliorare il livello di conoscenza degli specialisti abbiamo organizzato corsi itineranti in 9 Regioni – afferma la dott.ssa Editta Baldini, membro Direttivo AIOM –. E con il questionario abbiamo voluto evidenziare i dubbi, le problematiche e le opportunità legate all’introduzione di questi prodotti. È emerso che in Toscana, rispetto alla media nazionale, una notevole percentuale di specialisti ne dà una definizione corretta (83% vs 24%). Il tema della sicurezza per i pazienti è centrale. Per il 43% dei camici bianchi della Regione le maggiori criticità legate all’uso dei biosimilari derivano dal fatto che potrebbero avere un’efficacia diversa rispetto all’originatore e per il 39% un differente grado di immunogenicità, mentre l’11% non ravvede alcuna criticità nel loro utilizzo. Va sottolineato che in oncologia l’estensione d’uso dei biosimilari per indicazioni diverse da quelle previste nel dossier registrativo potrebbe risultare inadeguata, soprattutto per molecole quali gli anticorpi monoclonali. Ogni nuova indicazione terapeutica dovrebbe pertanto essere sottoposta ad iter registrativo specifico”.
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