sabato, 5 dicembre 2020
Medinews
21 Maggio 2012

AIOM: IL 90% DEGLI ONCOLOGI CHIEDE IL SUPPORTO DEL MMG

Il 73% dei pazienti con una precedente diagnosi di tumore teme la recidiva della malattia, ma vive la visita di follow up come un momento rassicurante, un modo per prendersi cura della propria salute. In meno del 20% dei casi questi controlli provocano ansia e preoccupazione. Il peso di questa attività non può però ricadere solo sull’oncologo, ma deve essere assorbito da più figure professionali, a partire dal medico di medicina generale. È quanto è emerso dalla prima indagine sull’organizzazione del follow up, che ha coinvolto sia gli oncologi che i pazienti. Al questionario, contenuto nel IV Rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici, hanno risposto 395 pazienti (nel 62% dei casi i sondaggi sono stati compilati da donne con cancro del seno) e hanno partecipato circa cento strutture. L’AIOM ha promosso su questo tema un gruppo di studio permanente in collaborazione con CIPOMO, SIMG e FAVO. “Il follow up – ha sottolineato Presidente AIOM Stefano Cascinu,- ha un impatto fondamentale sulla qualità di vita e sulla riduzione della mortalità dei pazienti. È necessario creare strumenti operativi per realizzare una proficua collaborazione con altre figure professionali. Più del 90% degli oncologi afferma che il ruolo del MMG andrebbe valorizzato meglio. L’oncologia moderna deve saper rispondere ai nuovi bisogni di salute delle persone guarite dal cancro. A questo si aggiunge il problema delle risorse economiche. A fronte di numerose raccomandazioni istituzionali autorevoli contro l’uso eccessivo di accertamenti – ha concluso Cascinu – nel follow up esiste una diffusa tendenza alla richiesta di esami, probabilmente non sempre appropriata. Il 53% delle persone riferisce di eseguire in media tre o più esami per ogni visita”.
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