Medinews
2 Luglio 2013

AIOM: “IL 58% DEGLI ONCOLOGI CAMPANI APPROVA IL DECRETO CALDORO. MA IL 67% CHIEDE DI DECIDERE SULLA SOSTITUIBILITÀ DEI BIOSIMILARI”

Il 58% degli oncologi campani è d’accordo con il Decreto del Presidente Caldoro (n.27 del 15.03.2013) che stabilisce che “il farmaco biosimilare, con costo terapia più basso, deve essere utilizzato come prima scelta nei confronti del paziente mai trattato per tutte le indicazioni terapeutiche autorizzate, salvo diverso giudizio clinico”. L’importante lavoro svolto dalla Rete Nazionale di Farmacovigilanza ha infatti confermato nel corso degli anni la sicurezza di biosimilari quali, ad esempio, le eritropoietine o gli ormoni della crescita. Diverse le implicazioni, invece, per i biosimilari di anticorpi monoclonali che per la loro complessità richiedono processi di vigilanza più accurati e appositi registri e studi clinici con endpoint validati. In Campania il livello di conoscenza della materia è più alto rispetto alla media nazionale, infatti il 75% (vs 24%) dà una definizione corretta di biosimilare, farmaco simile ma non uguale al biologico originatore. Ma gli specialisti campani rivendicano un ruolo di garanzia, infatti il 67% afferma che la decisione sulla sostituibilità fra i due prodotti debba essere di esclusiva competenze dell’oncologo medico. I dati emergono dal sondaggio condotto dall’AIOM fra i soci della Campania. All’indagine, ha risposto circa il 40% di tutti gli oncologi che operano in Regione. “Il sostegno della maggioranza degli oncologi campani al Decreto Caldoro – ha sottolineato il prof. Sabino De Placido, ordinario di Oncologia medica alla Federico II – è in linea con quanto affermato nel Position Paper dell’AIOM, che però raccomanda anche la continuità terapeutica con il biologico originatore per i pazienti già in cura”. Per il 59% infatti le maggiori criticità legate all’uso dei biosimilari derivano dal fatto che possono funzionare in modo diverso rispetto all’originatore, per il 25% presentano un diverso grado di immunogenicità e per l’8% sono in grado di scatenare allergie. “I biosimilari di anticorpi monoclonali – ha continuato De Placido – faranno parte dell’arsenale terapeutico in oncologia, ematologia e reumatologia, ma non si può prescindere da un’attenta farmacovigilanza per monitorare sicurezza ed efficacia a lungo termine. Gli anticorpi monoclonali rappresentano armi importanti nella lotta contro i tumori. Basti pensare ai progressi in alcuni neoplasie particolarmente frequenti come quella del seno, che ogni anno nel nostro Paese fa registrare 46mila nuovi casi. L’arrivo nei prossimi anni dei biosimilari di anticorpi monoclonali offre opportunità per liberare risorse e favorire l’accesso ai medicinali innovativi, senza però dimenticare le imprescindibili esigenze di qualità e sicurezza per i pazienti.” Per il 71% degli oncologi campani i biosimilari di anticorpi monoclonali sono più complessi di quelli oggi disponibili, richiedono processi di vigilanza più accurati e appositi registri e studi clinici con endpoint validati. “L’AIOM – ha spiegato Enrico Barbato, coordinatore regionale AIOM Campania – è stata tra le prime società scientifiche ad approfondire il tema dei biosimilari. È prioritario continuare le iniziative di comunicazione per far sì che gli specialisti italiani abbiano maggiori mezzi conoscitivi per poter giudicare questi prodotti. Infatti, promuovere informazione e cultura sui biosimilari di anticorpi monoclonali rappresenta l’azione più importante che una società scientifica come l’AIOM deve intraprendere su un argomento così delicato, come sottolineato dal 55% degli intervistati. E il 22% ritiene essenziale collaborare con le Istituzioni per regolamentare il settore”.
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