sabato, 25 giugno 2022
Medinews
14 Maggio 2012

AGENTI TARGET PER RISTABILIRE LA SENSIBILITÀ ALLA TERAPIA ENDOCRINA NEL CANCRO METASTATICO DELLA MAMMELLA

La terapia endocrina rappresenta il trattamento sistemico più importante per il cancro mammario positivo ai recettori ormonali (HR). Tuttavia alcune pazienti mostrano resistenza intrinseca alla terapia endocrina e altre sviluppano resistenza acquisita. Modelli preclinici hanno indicato un’associazione tra resistenza endocrina e un’aumentata espressione di fattori di crescita transmembrana o attivazione di varie vie intracellulari coinvolte nella trasduzione del segnale e nella sopravvivenza cellulare. La revisione pubblicata da ricercatori dell’Ospedale ‘A. Perrino’ di Brindisi nella rivista Critical Reviews in Oncology/Hematology (leggi abstract originale) suggerisce che malgrado dati preclinici incoraggianti, gli studi che hanno esaminato la combinazione della terapia endocrina con trastuzumab o inibitori delle tirosin-chinasi, come gefitinib, erlotinib e lapatinib, hanno ottenuto risultati diversi. Questa variabilità può essere correlata a limitazioni degli studi fino ad ora condotti e cioè alla mancanza di un’appropriata selezione e stratificazione dei pazienti basata sulla precedente esposizione e/o sensibilità endocrina, al difetto di identificazione dei biomarcatori molecolari o all’assenza di endpoint clinici appropriati nel disegno dello studio. Risultati più promettenti derivano invece da studi clinici focalizzati su nuovi agenti come l’inibitore di mTOR everolimus. Due studi randomizzati (BOLERO-2 e TAMRAD), in particolare, che hanno valutato l’associazione di everolimus con la terapia endocrina in un gruppo selezionato di pazienti con cancro metastatico della mammella HR-positivo, hanno dimostrato una migliore sopravvivenza libera da progressione, rispetto a quella osservata con sola terapia endocrina.
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