martedì, 27 luglio 2021
Medinews
12 Settembre 2011

ACIDO ZOLEDRONICO VS CLODRONICO SULLA MORBILITÀ OSSEA IN PAZIENTI CON MIELOMA MULTIPLO DI NUOVA DIAGNOSI

Il lavoro del gruppo del National Cancer Research Institute per gli Studi Clinici in Oncologia Ematologica supporta l’uso di acido zoledronico per la prevenzione degli eventi all’apparato scheletrico in pazienti con mieloma multiplo di nuova diagnosi, indipendentemente dallo stato della malattia ossea prima del trattamento (basale). I bifosfonati rappresentano lo standard di cura per la riduzione del rischio di eventi dell’apparato scheletrico con lesioni ossee nel mieloma multiplo. Lo studio MRC Myeloma IX è stato disegnato per comparare gli effetti dell’acido zoledronico con quelli dell’acido clodronico in pazienti che hanno ricevuto nuova diagnosi di mieloma multiplo: la pubblicazione sulla rivista The Lancet Oncology (leggi abstract originale) riguarda gli esiti secondari legati agli eventi scheletrici. I pazienti, di età superiore o uguale a 18 anni, sono stati arruolati in 120 centri nel Regno Unito e hanno ricevuto un trattamento intensivo o non-intensivo contro il mieloma. La sequenza di randomizzazione generata da computer è stata attivata con servizio telefonico automatico per allocare i pazienti in proporzione 1:1 a ricevere acido zoledronico per via endovenosa (4 mg ogni 21 – 28 giorni) o acido clodronico orale (1600 mg/die). I farmaci sono stati somministrati fino a progressione della malattia. Sperimentatori, personale e pazienti erano a conoscenza dell’allocazione del trattamento. Gli endpoint primari di sopravvivenza globale, sopravvivenza libera da progressione e percentuale di risposta globale, e gli eventi avversi sono stati già riportati in altra pubblicazione. In questa analisi sono state valutate le differenze tra gruppi con modelli proporzionali di rischio di Cox dell’intervallo di tempo al primo evento legato all’apparato scheletrico e l’incidenza di questi eventi, definiti come fratture, compressione del midollo spinale, irradiazione o chirurgia ossea e nuove lesioni osteolitiche. I risultati sono stati analizzati fino a progressione della malattia e l’analisi statistica era di ‘intention-to-treat’. Sono stati randomizzati e analizzati 1960 pazienti: 981 nel gruppo ad acido zoledronico e 979 nel gruppo ad acido clodronico. Lo studio ha già raggiunto il numero prestabilito di pazienti da randomizzare ma è ancora attivo per il follow-up. A un follow-up mediano di 3.7 anni (IQR: 2.9 – 4.7) i pazienti che hanno ricevuto acido zoledronico hanno mostrato una più bassa incidenza di eventi legati all’apparato scheletrico, rispetto al gruppo randomizzato ad acido clodronico (rispettivamente 265 [27%] vs 346 [35%]; hazard ratio 0.74, IC 95%: 0.62 – 0.87; p = 0.0004). L’acido zoledronico è stato anche associato ad un più basso rischio di qualsiasi evento scheletrico nel sottogruppo di pazienti con lesioni ossee (233 dei 668 pazienti [35%] ad acido zoledronico vs 292 dei 682 pazienti [43%] ad acido clodronico; hazard ratio 0.77, IC 95%: 0.65 – 0.92; p = 0.0038) e senza lesioni ossee (rispettivamente 29 dei 302 pazienti [10%] vs 48 dei 276 pazienti [17%]; hazard ratio 0.53, IC 95%: 0.33 – 0.84; p = 0.0068) al momento dell’arruolamento. Inoltre, un minor numero di pazienti nel gruppo ad acido zoledronico di quelli nel gruppo ad acido clodronico ha manifestato fratture vertebrali (rispettivamente 50 [5%] vs 88 [9%]; p = 0.0008), altre fratture (45 [5%] vs 66 [7%]; p = 0.04) e nuove lesioni osteolitiche (46 [5%] vs 95 [10%]; p < 0.0001).
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