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4 Dicembre 2009

ABLAZIONE IN RADIOFREQUENZA DEL CARCINOMA EPATICO IN PAZIENTI CON CIRROSI

L’ablazione in radiofrequenza (ARF) può essere considerata una procedura sicura ed efficace per il trattamento di prima linea di noduli tumorali singoli inferiori a 5 cm in pazienti con bassi livelli di alfa-fetoproteina e funzione epatica preservata. Attualmente è considerata l’opzione terapeutica di elezione in alcuni centri per il trattamento del carcinoma epatico di piccole dimensioni. Tuttavia, tale strategia è ancora oggetto di dibattito specialmente per ciò che riguarda le caratteristiche del tumore e del paziente. Ricercatori francesi hanno valutato i fattori che influiscono sulla sopravvivenza a 5 anni e sulla prognosi in 235 pazienti consecutivi con cirrosi epatica (Child-Pugh A /B: 205/30) sottoposti in un unico centro ad ARF, come trattamento di prima linea di un numero inferiore a 3 noduli di carcinoma epatico, di dimensioni 5 cm (307 tumori; diametro medio: 29 ± 10 mm; 53 forme multinodulari). Tra questi pazienti, 67 avevano soddisfatto i criteri del Barcelona Clinic Liver Cancer per la resezione. L’ablazione completa è stata eseguita in 222 pazienti (94%). In totale sono state eseguite 337 sessioni di ARF che includevano ARF iterativa per la recidiva. Complicanze maggiori si sono manifestate in 3 pazienti (0.9%) e comprendevano anche un decesso legato al trattamento. Dopo 27 ± 20 mesi di follow-up medio, recidive locali o a distanza, o entrambi, sono state osservate rispettivamente in 16, 88 e 11 pazienti. Ventinove pazienti sono stati sottoposti a trapianto e quindi rimossi dallo studio. Le percentuali di sopravvivenza globale a 5 anni, libera da recidiva e da tumore (che includevano anche i risultati della ARF iterativa) erano rispettivamente 40%, 17% e 32%. La percentuale di sopravvivenza globale a 5 anni era invece del 76% nei pazienti operabili. I fattori associati alla sopravvivenza globale erano l’attività protrombinica (hazard ratio [HR] = 0.97, IC: 0.96-0.98; p < 0.0001) e i livelli sierici di alfa-fetoproteina (HR = 1.02, IC: 1.02-1.02; p < 0.0001), mentre quelli associati alla recidiva del tumore erano le forme multinodali (HR = 2.34, IC: 1.52-3.6; p = 0.0001) e i livelli sierici di alfa-fetoproteina (HR = 1-015, IC. 1.014-1.016; p = 0.015). Le dimensioni del tumore erano associate alla recidiva locale, ma non alla sopravvivenza globale o libera da tumore. Lo studio pubblicato nella rivista Hepatology (leggi abstract originale) conferma la sicurezza e l’efficacia dell’ARF quale trattamento di prima linea del carcinoma epatico fino a 5 cm di diametro, specialmente nei pazienti con nodulo singolo, bassi livelli sierici di alfa-fetoproteina e funzione epatica ben preservata.
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