sabato, 4 febbraio 2023
Medinews
3 Dicembre 2009

ABLAZIONE IN RADIOFREQUENZA DEL CARCINOMA EPATICO IN PAZIENTI CON CIRROSI

Procedura sicura ed efficace per il trattamento di prima linea di noduli tumorali singoli inferiori a 5 cm in pazienti con bassi livelli di alfa-fetoproteina e funzione epatica preservata

Per il trattamento del carcinoma epatico di piccole dimensioni, l’ablazione in radiofrequenza (ARF) è considerata l’opzione terapeutica di elezione in alcuni centri. Tuttavia, tale strategia è ancora oggetto di dibattito specialmente per ciò che riguarda le caratteristiche del tumore e del paziente. Ricercatori francesi hanno valutato i fattori che influiscono sulla sopravvivenza a 5 anni e sulla prognosi in 235 pazienti consecutivi con cirrosi epatica (Child-Pugh A /B: 205/30) sottoposti in un unico centro ad ARF, come trattamento di prima linea di un numero inferiore a 3 noduli di carcinoma epatico, di dimensioni 5 cm (307 tumori; diametro medio: 29 ± 10 mm; 53 forme multinodulari). Tra questi pazienti, 67 soddisfacevano i criteri del Barcelona Clinic Liver Cancer per la resezione. L’ablazione completa è stata eseguita in 222 pazienti (94%). In totale sono state eseguite 337 sessioni di ARF che includevano ARF iterativa per la recidiva. Complicanze maggiori si sono manifestate in 3 pazienti (0.9%) e comprendevano anche un decesso legato al trattamento. Dopo 27 ± 20 mesi di follow-up medio, recidive locali o a distanza, o entrambi, sono state osservate rispettivamente in 16, 88 e 11 pazienti. Ventinove pazienti sono stati sottoposti a trapianto e quindi rimossi dallo studio. Le percentuali di sopravvivenza globale a 5 anni, libera da recidiva e da tumore (che includevano anche i risultati della ARF iterativa) erano rispettivamente 40%, 17% e 32%. La percentuale di sopravvivenza globale a 5 anni era invece del 76% nei pazienti operabili. I fattori associati alla sopravvivenza globale erano l’attività protrombinica (hazard ratio [HR] = 0.97, IC: 0.96-0.98; p < 0.0001) e i livelli sierici di alfa-fetoproteina (HR = 1.02, IC: 1.02-1.02; p < 0.0001), mentre quelli associati alla recidiva del tumore erano le forme multinodali (HR = 2.34, IC: 1.52-3.6; p = 0.0001) e i livelli sierici di alfa-fetoproteina (HR = 1.015, IC. 1.014-1.016; p = 0.015). Le dimensioni del tumore erano associate alla recidiva locale, ma non alla sopravvivenza globale o libera da tumore. Lo studio pubblicato nella rivista Hepatology (leggi abstract originale) conferma la sicurezza e l’efficacia dell’ARF quale trattamento di prima linea del carcinoma epatico fino a 5 cm di diametro, specialmente nei pazienti con nodulo singolo, bassi livelli sierici di alfa-fetoproteina e funzione epatica ben preservata.


Liver Cancer Newsgroup – Numero 12 – Dicembre 2009
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