sabato, 28 gennaio 2023
Medinews
4 Maggio 2010

50% FARMACIE VIRTUALI ‘ESCA’ DI PIRATI INFORMATICI

Circa la metà dei siti internet che vendono farmaci a prezzi stracciati, il più delle volte senza bisogno di ricetta medica, “rappresenta in realtà una vera e propria ‘esca’ dei pirati informatici, che mirano a infettare i computer degli utenti, a sottrarre identità digitali e dati o a clonare le carte di credito utilizzate per il pagamento a scopi criminali”. Parola di Domenico Di Giorgio, coordinatore delle attività anti-contraffazione dell’Aifa, intervenuto a Roma a un incontro organizzato dall’Ufficio brevetti e marchi (Uibm) del ministero dello Sviluppo economico in occasione della Giornata mondiale per la proprietà intellettuale. “Bisogna dire che l’Italia, al contrario della maggior parte dei Paesi anche in Europa, è poco coinvolta dal problema del traffico di medicinali falsi nei canali tradizionali – ha detto Di Giorgio – in quanto il nostro sistema di controlli e tracciatura del farmaco non permette la penetrazione di questi prodotti in farmacia. Resta però una piccola percentuale di persone che si rivolge al web per acquistare soprattutto medicinali contro la disfunzione erettile, anabolizzanti o anoressizzanti. L’Aifa ha dunque avviato uno studio che verrà concluso e presentato a breve, per caratterizzare questi siti e approfondire la conoscenza del problema, anche con la collaborazione di altri Paesi”. “Dai primi dati, emersi con l’analisi di alcuni social network sportivi, si evince che per le ultime due categorie di farmaci il ‘canale’ preferito non è la Rete, bensì le palestre”. I siti web “non sono dunque la corsia preferenziale di chi traffica con questi prodotti. Mentre per quanto riguarda i medicinali anti-impotenza, la questione è più ‘sommersa’ e deve essere approfondita”. Gli esperti hanno rilevato che “digitando su Google parole chiave mirate alla ricerca di ‘farmacie virtuali’ – prosegue Di Giorgio – circa la metà dei siti che appaiono nella schermata” è in realtà uno ‘specchietto per allodole’, “una trappola informatica per internauti sprovveduti, che rischiano l’infezione con virus, fishing, la penetrazione degli hacker nei loro computer. In generale, sono siti che cambiano spesso indirizzo, oppure i criminali reclutano persone che mettano a disposizione il proprio spazio web a questi scopi”. Ed è molto difficile risalire ai responsabili di questo tipo di reato o della ‘semplice’ contraffazione dei medicinali: “da un recente studio su un sito sospetto – conclude l’esperto – abbiamo scoperto che esso era registrato nel Regno Unito. Il server però era americano, le spedizioni provenivano dalla Germania, le transazioni avvenivano nell’Europa dell’Est e i prodotti erano indiani, mentre la società era svizzera”. “Il traffico dei farmaci sta diventando più redditizio di quello della droga – ha evidenziato Gianluca Scarponi, dirigente della divisione Politiche per la lotta alla contraffazione del ministero dello Sviluppo economico – ma l’Italia sta prendendo provvedimenti in questo senso, inasprendo le pene per chi compie questo genere di reato, rendendolo così meno appetibile. Si tratta di un reato antico, assimilabile a un furto: non si sottrae denaro, ma idee che generano denaro. Occorre dare impulso a una nuova cultura, smontando la sindrome di ‘Robin Hood’ che ci induce a pensare che se compro un prodotto contraffatto danneggio una grande multinazionale miliardaria, mentre, ad esempio, aiuto un poveretto che vende borse per strada. Quando c’è di mezzo la salute, poi, questa battaglia diventa ancora più importante”.
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