Antiangiogenic agents combined with chemotherapy have efficacy in the treatment of unresectable malignant pleural mesothelioma (MPM). Cediranib (AstraZeneca, Cheshire, United Kingdom), a vascular endothelial growth factor receptor and platelet-derived growth factor receptor inhibitor, demonstrated therapeutic potential in a prior phase I trial. We evaluated a phase II trial for efficacy. SWOG S0905 (ClinicalTrials.gov identifier: NCT01064648) randomly … (leggi tutto)
Il mesotelioma pleurico maligno è una patologia rara ma di grande rilevanza sociale. Ad oggi poche sono le opzioni terapeutiche disponibili e con scarsi risultati in termini di sopravvivenza. La ricerca di nuovi target terapeutici rappresenta pertanto una vera e propria sfida.Diverse evidenze hanno supportato la rilevanza del pathway angiogenico e dell’inibizione di VEGF e PDGF; ed è in questo contesto che si inserisce lo studio clinico SWOG S0905.
Il trial ha randomizzato 92 pazienti con mesotelioma pleurico maligno (ogni istotipo) in fase avanzata di malattia (non resecabile) e chemio-naïve a cediranib o placebo in aggiunta a trattamento chemioterapico standard (platino e pemetrexed) per sei cicli seguito da cediranib o placebo a mantenimento.
I risultati della sperimentazione hanno dimostrato un prolungamento della sopravvivenza libera da progressione (PFS) valutata con i criteri RECIST (7,2 mesi contro 5,6 mesi; hazard ratio (HR) 0,71; IC 80%: 0,54-0,95; p = 0,062) e un aumento significativo dei tassi di risposta valutati con i criteri RECIST modificati (50% vs 20%; p = 0,006). Non è stata osservata una differenza statisticamente significativa in sopravvivenza globale tra i due gruppi. La tripletta con cediranib è stata associata ad una scarsa compliance al trattamento rispetto al braccio con placebo e a tossicità gastrointestinale (diarrea G3-G4), disidratazione, perdita di peso ed ipertensione.
In conclusione, a fronte del modesto beneficio in sopravvivenza osservato (1,4 mesi in PFS mediana e 1,5 mesi in sopravvivenza globale mediana rispetto alla sola chemioterapia) e del profilo di tossicità, gli stessi autori non ritengono opportuno proseguire lo sviluppo di cediranib in questo setting di malattia.