martedì, 16 agosto 2022
Medinews
8 Gennaio 2020

Individual Patient Data Meta-Analysis of the Value of Microsatellite Instability As a Biomarker in Gastric Cancer

In the CLASSIC and MAGIC trials, microsatellite instability (MSI)-high status was a favorable prognostic and potential negative predictive factor for neoadjuvant/adjuvant chemotherapy in resectable gastric cancer (GC). Given the low prevalence of MSI-high status in GC and its association with other positive prognostic variables, large data sets are needed to draw robust evidence of its prognostic/predictive value. We performed a multinational, individual-patient-data meta-analysis of … (leggi tutto)

In una metanalisi basata sui dati dei singoli pazienti (IPD), Petrantonio e colleghi hanno evidenziato come un’elevata instabilità microsatellitare (MSI-high) rappresenti un importante fattore prognostico nei pazienti con tumore gastrico potenzialmente resecabile.
Lo studio ha incluso 1.556 pazienti affetti da tumore gastrico resecabile, per i quali fossero disponibili dati relativi all’instabilità microsatellitare, arruolati nei quattro studi CLASSIC, MAGIC, ARTIST, e ITACA-S. È stata inoltre effettuata un’analisi multivariata sugli studi MAGIC e CLASSIC per valutare l’interazione tra il tipo di trattamento (chemioterapia + chirurgia vs sola chirurgia) e lo status di instabilità microsatellitare.
In termini di sopravvivenza libera da malattia (DFS) a 5 anni è stato osservato un vantaggio statisticamente significativo per i pazienti MSI-high vs pazienti con instabilità microsatellitare assente o bassa (MSS/MSI-low) (71,8% vs 52,3%; p<0,001). Tale vantaggio è stato confermato anche dal punto di vista della sopravvivenza globale (OS) a 5 anni (77,5% vs 59,3%; p<0,001).
Nell’analisi multivariata, lo status MSI-high è risultato associato in maniera indipendente a DFS e OS con HR per MSS/MSI-low vs MSI-high di 1,88 per DFS (p<0,001) e 1,78 per OS (p=0,008). Gli altri fattori con associazione significativa con gli outcome di sopravvivenza sono risultati essere etnia (vantaggio a favore della popolazione asiatica), T, N, gruppo di trattamento (vantaggio a favore della chemioterapia) e sesso (peggior sopravvivenza globale per i maschi). L’effetto prognostico favorevole dello status MSI-high è risultato apparentemente maggiore nell’etnia asiatica.
È interessante notare come, benché nell’analisi del ruolo predittivo di MSI-high su tutta la popolazione l’interazione del trattamento per status MSI non sia risultata statisticamente significativa, solo i pazienti MSS/MSI-low abbiano mostrato un beneficio significativo dall’aggiunta della chemioterapia alla sola chirurgia con una DFS a 5 anni pari al 57% vs 41% (HR 0,65; IC 95%: 0,53-0,79) e OS a 5 anni del 62% vs 53% (HR 0,75; IC 95%: 0,60-0,94). Nei pazienti MSI-high non è stato infatti osservato alcun vantaggio dall’aggiunta della chemioterapia alla sola chirurgia con DFS a 5 anni del 70% vs 77% (HR 1,27; IC 95%: 0,53–3,04) e OS a 5 anni del 75% vs 83% (HR 1,50; IC 95%: 0,55–4,12).
Punti deboli di questo studio sono rappresentati dall’eterogeneità dei pazienti inclusi (differente etnia, differenti modalità di trattamento chirurgico, differenti trattamenti peri-operatori o solo post-operatori), dalla relativa limitata numerosità dei pazienti MSI-high (121 pazienti sui 1.556 inclusi) oltre al non aver incluso i dati relativi alla terapia perioperatoria con schema FLOT (studio FLOT4-AIO).
Con i sopra citati limiti, questa metanalisi conferma il ruolo prognostico positivo dello status MSI-high nei pazienti affetti da neoplasia gastrica resecata e suggerisce una possibile assenza di beneficio del trattamento chemioterapico perioperatorio o adiuvante per questi pazienti.
Sulla base dei risultati osservati nella metanalisi, gli autori consigliano quindi una valutazione pretrattamento dell’instabilità microsatellitare e una attenta discussione multidisciplinare della strategia terapeutica per i pazienti MSI-high resecabili per i quali potrebbe essere valutata l’omissione della chemioterapia.
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