lunedì, 30 novembre 2020
Medinews
13 Maggio 2003

TUMORE AL SENO, ‘LIBERATE’ LE DONNE DAI SINTOMI DELLA MENOPAUSA

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L’ospedale di Forlì partecipa allo studio internazionale per il trattamento dei disturbi del climaterio Coinvolte 26 nazioni, 180 centri e 2600 pazienti operate alla mammella da meno di cinque anni

Forlì, 7 aprile 2003 – Il Dipartimento di Oncologia dell’azienda ospedaliera di Forlì, insieme al centro coordinatore di Torino e ad altri 8 ospedali, rappresenta l’Italia nello studio internazionale “Liberate”, il cui obiettivo è valutare la sicurezza di una molecola, il Tibolone, nelle donne che sono state operate per un tumore al seno e che soffrono per i disturbi della menopausa. “Si tratta di una sfida importante, di un passo in avanti nella storia della ginecologia e dell’oncologia – afferma il professor Dino Amadori, direttore del Dipartimento di Oncologia dell’Asl di Forlì e responsabile dello studio Liberate per il centro romagnolo -. Per rendersi conto dell’importanza e dell’impatto sociale che i risultati di questo studio avranno è indispensabile conoscere quante sono le donne anche giovani, anzi, sempre più giovani, che si trovano ad affrontare un tumore al seno. Solo nel nostro ospedale, nel nostro centro di prevenzione, diagnostichiamo ogni anno dai 350 ai 400 tumori alla mammella. Di queste, come dicevo, molte hanno meno di 50 anni e quindi una volta superata la malattia devono affrontare il disagio non solo fisico ma anche psicologico della menopausa. Le donne operate per un tumore al seno hanno bisogno di cure specifiche per i sintomi della menopausa, ma i trattamenti attualmente disponibili sono controindicati perché non esistono dati sui loro effetti circa una possibile recidiva del tumore. Oggi con il Tibolone si apre una nuova speranza. I dati disponibili fino a questo momento, infatti, sono così promettenti sull’utilizzo di questa molecola da suggerire che il Tibolone non presenti effetti negativi sulla mammella. D’altra parte è dimostrata la sua efficacia sui sintomi menopausali: le vampate, gli sbalzi d’umore e soprattutto il più grave, l’osteoporosi poichè grazie alle proprietà estrogeniche, progestiniche e lievemente androgeniche produce effetti terapeutici differenti a seconda degli organi e dei tessuti sui quali agisce”.
La qualità della vita in questa fase delicata è particolarmente importante, come sottolineano all’unisono gli esperti: medici, psicologi, enti, come la Fondazione Organon, sono in prima linea, per garantirla a tutte le donne in qualunque stato di salute si trovino.

Il reclutamento delle pazienti all’ospedale di Forlì è iniziato da pochi giorni ma sono già numerose le donne interessate a prendere parte allo studio, che coinvolge 26 Paesi e 180 Centri. “Negli ultimi anni, d’altra parte – spiega ancora il professor Amadori – forse per la maggior informazione, sono diverse le persone che chiedono di poter trattare i sintomi delle menopausa anche dopo aver affrontato il tumore. Per questo studio intendiamo coinvolgere i media e collaborare con i ginecologi e i medici di famiglia per offrire alle pazienti questa opportunità”.
“Si tratta di uno studio importante – spiega il dottor Andrea Amadori specialista in ginecologia membro del gruppo interdipartimentale della chirurgia del seno dell’azienda ospedaliera di Forlì – che fissa criteri di reclutamento molto precisi. Le pazienti devono avere i sintomi della menopausa e aver subito un intervento per tumore della mammella da non più di 5 anni. Questo ultimo punto rappresenta il nodo cruciale dello studio “Liberate” che vuole dimostrare la sicurezza di questa molecola per il trattamento dei sintomi menopausali nelle donne con una storia di tumore al seno”.
Tutte le persone e in particolare le donne che volessero ricevere ulteriori informazioni sullo studio e i criteri di reclutamento si potranno rivolgere direttamente all’azienda ospedaliera di Forlì, Unità operativa di Oncologia e Prevenzione, Dipartimento di Oncologia (tel. 0543731741).

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