Medinews
20 Febbraio 2003

ECONOMIA, PIÙ LAVORO PER LE DONNE CON LA JOB ROTATION

Ed inoltre

È Arcidonna il partner italiano del progetto occupazionale nato in Danimarca che ha creato occupazione e aperto alle donne nuove opportunità di formazione professionale

Milano, 20 febbraio 2003 – Fra gli addetti ai lavori è un noto quanto efficace modello occupazionale, ma per le aziende italiane la “job rotation” è un’autentica novità. La prima Regione ad accoglierla e sperimentarla con successo è la Sicilia dove, grazie all’impegno di Arcidonna, sono stati coinvolti centinaia di giovani disoccupati e 80 aziende medie e piccole.
La job rotation, modello nato e sviluppato in Danimarca dal 1989, consiste in un programma che consente di ottimizzare i posti di lavoro e garantire la formazione costante dei dipendenti. Semplice quanto geniale questo modello occupazionale, presentato ieri a Milano nell’ambito di un congresso dedicato alle nuove soluzioni da adottare nelle aziende pubbliche, consiste nel formare giovani disoccupati da mettere a disposizione delle imprese che, per un periodo più o meno lungo, devono rinunciare ad un proprio dipendente impegnato in corsi di riqualificazione professionale.

“Per le piccole e medie aziende che, avendo pochi dipendenti, devono poter contare sulla presenza costante di tutti – spiega Valeria Ajovalasit, presidente nazionale di Arcidonna e promotrice dell’iniziativa – la riqualificazione del personale è un problema. Con la job rotation si dà la possibilità all’azienda di avere personale sempre aggiornato usufruendo fra l’altro dei fondi sociali europei e nello stesso tempo si affronta con successo la piaga della disoccupazione giovanile. Il giovane disoccupato che prende parte a questo progetto, infatti, viene formato in modo mirato e poi inserito in un’azienda dove, dopo aver affiancato per un periodo il lavoratore da sostituire, ha modo non solo di fare un’esperienza lavorativa ma anche di farsi conoscere e apprezzare per una eventuale assunzione a tempo indeterminato”. A conferma del successo ottenuto dall’iniziativa siciliana parlano i numeri. I giovani che, dopo aver preso parte al programma di job rotation, hanno trovato un’occupazione stabile sono stati moltissimi, le aziende coinvolte, attive in diversi settori, dal turismo al metalmeccanico, ne hanno assunto in media il 50% con punte anche dell’80%. “Un dato che ci ha riempite di soddisfazione – afferma ancora Valeria Ajovalasit – e che come donne ci dato un’ulteriore spinta a lottare per ottenere una reale parità nel mondo del lavoro. Infatti, fra i giovani che hanno preso parte all’iniziativa metà, uomini e metà donne, queste ultime si sono distinte in modo particolare tanto da arrivare ad essere assunte in numerose aziende che prima avevano avuto solo dipendenti uomini e che avevano accettato con riluttanza una presenza femminile seppure temporanea”.
Il segretariato europeo Eu Job Rotation, creato nel 1995, vanta 35 partner in tutti i paesi membri che finanziano i progetti per lo più attraverso il ministero del Welfare. Unico partner italiano è Arcidonna il movimento nato in Sicilia nel 1986 per promuovere le pari opportunità e combattere le discriminazioni a carico delle donne sia nel lavoro che nella vita sociale.
Dopo il part-time, il telelavoro e i più moderni lavori interinali, il modello della job rotation, una sorta di combinazione fra formazione permanente del lavoratore e qualificazione iniziale dei disoccupati, si candida così a diventare una valida opportunità per chi cerca e chi offre lavoro. Ma soprattutto vuole essere la molla capace di far scattare il concetto di flessibilità e di apertura verso chiunque, uomo o donna, si dimostri preparato e capace di svolgere al meglio il lavoro sia esso impiegatizio o dirigenziale. “La formazione lungo tutto l’arco della vita – conclude Valeria Ajovalasit – è indispensabile non solo contro la disoccupazione ma anche per lo sviluppo delle risorse umane”. Non solo, garantire una formazione costante significa far progredire l’economia e scongiurare il rischio sempre più concreto, nel continente più “anziano” del mondo, di uno skill gap, il vuoto di competenze che si crea quando la forza lavoro ha una formazione vecchia rispetto alle nuove tecnologie.

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