sabato, 28 novembre 2020
Medinews
24 Aprile 2007

ALIMENTAZIONE: RITORNA IL LUPINO LEGUME ‘SALVACUORE’

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Il consumo di cibi derivati dai semi della pianta ha dimostrato di ripulire le arterie riducendo di oltre il 10% i livelli di colesterolo. Funziona anche come antiipertensivo

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Milano, 10 novembre 2005 – Prima la paura della “mucca pazza”, oggi quella dell’influenza aviaria: i consumatori europei si tengono sempre più lontani dalle carni e da altri prodotti di origine animale. Ma le proteine sono fondamentali per la nutrizione dell’uomo e sono ricercate sempre più nei vegetali, nei legumi in particolare. E proprio tra questi si registra non tanto una novità, quanto un grande ritorno alle tradizioni: sulle tavole europee riappare il lupino. “Già noto in epoca romana – spiega il prof. Cesare Sirtori, ordinario di Farmacologia Clinica all’Università di Milano – il legume sta suscitando grande interesse da parte dei ricercatori, che ne stanno scoprendo virtù terapeutiche inaspettate: recenti studi italiani e internazionali dimostrano che il consumo di lupino svolge un’azione importante nel ridurre i livelli di colesterolo nel sangue e nel prevenire ipertensione e diabete”. I primi risultati presentati a Milano nel corso del congresso Healthy-Profood, organizzato dall’Università di Milano, che si conclude oggi. Le più significative ricerche condotte in vari Paesi europei e gli orientamenti per la produzione di alimenti innovativi a base di lupino sono al centro del dibattito. Ma questo ritorno non coinvolge solo medici e ricercatori: anche i cuochi, in particolare gli specialisti in cucina vegetariana, hanno raccolto la sfida, preparando piatti a base di proteine di lupino di grande livello. Gli esperti ne sono certi, il gusto gradevole e ‘mediterraneo’ di questo legume ne favorirà la diffusione: grazie all’alto contenuto di proteine (34-43% sul peso secco), di olio (5,4-10%) e di amino acidi essenziali, il legume rappresenta un elemento prezioso per l’alimentazione umana superiore alla più nota soia.

Un ritorno importante, dunque, sia in cucina che nella cura di molte ‘malattie del benessere’. Per diffondere le proprietà nutrizionali del lupino e approfondire le conoscenze tecniche necessarie alla sua lavorazione è nato il progetto di ricerca Healthy-Profood, finanziato dall’Unione Europea, che annovera tra i partner centri universitari di tutta Europa e l’Associazione europea per la ricerca sui legumi (AEP); è coordinato per l’Italia dall’Università di Milano, dai prof. Cesare Sirtori e Anna Arnoldi.
“L’anno scorso un gruppo milanese guidato dalla prof.ssa Lovati e da me – spiega il prof. Sirtori – ha dimostrato che negli animali una modesta aggiunta di lupino può ridurre la colesterolemia in modo significativo. Un recente studio condotto in Polonia dal prof. Naruszewicz su pazienti ipercolesterolemici ha evidenziato un calo del colesterolo totale del 10% e del colesterolo ‘cattivo’ (LDL) superiore al 12% dopo solo un mese di trattamento”. Ma i benefici per la salute non si fermano qui. “Il lupino – continua il prof. Sirtori – ha effetti ipotensivi. Da uno studio condotto in Finlandia dalla dottoressa Korpela si evince come il legume sia efficace nella riduzione della pressione arteriosa. Infine, al contrario della soia, non contiene fitoestrogeni (isoflavoni), deboli sostanze ormoniche di dubbia efficacia nella cura delle turbe menopausali, per i quali sono state poste severe restrizioni in diversi Paesi occidentali”.
“Per le sue caratteristiche nutrizionali – spiega la prof. Anna Arnoldi, docente di Prodotti Dietetici presso la Facoltà di Farmacia dell’Università di Milano e coordinatrice internazionale del progetto Healthy-Profood – il lupino è l’unico legume che può sostituire la soia. Il suo contenuto in proteine può raggiungere infatti il 40% e quello di olio il 12%, con una significativa presenza di amino acidi essenziali. E soprattutto, essendo al momento ridotto l’interesse delle multinazionali, non esiste nel mondo nessuna coltivazione di piante di lupino geneticamente modificate”. “Rispetto a quello di soia e di altri legumi – continua la prof. Arnoldi – il seme di lupino ha anche altre caratteristiche nutrizionali interessanti, come quantità minime di fitati, di inibitori della tripsina, di lectine, di saponine e di oligo-zuccheri. Tutti composti che rendono poco digeribili i legumi che non siano stati sottoposti a cottura prolungata. Il nostro progetto dimostra come la ricerca italiana, qualora riceva finanziamenti adeguati, sia in grado di eccellere a livello internazionale anche nel settore dei prodotti dietetici”.
Nel progetto è coinvolta anche l’associazione Altroconsumo. “La nostra associazione da più di trent’anni opera a tutela degli interessi dei consumatori e ha tra i propri obiettivi quello di garantire una scelta consapevole tra tutti prodotti disponibili, siano o meno geneticamente modificati – spiega la dr. Emanuela Bianchi, esperta in Scienze Alimentari –. In particolare, la partecipazione a Healthy-Profood ha una duplice finalità. Da un lato vogliamo ricondurre ad aspetti più pratici le vie percorse dalla scienza, talvolta lontane dalle esigenze concrete dei consumatori, dall’altro mediare l’informazione che arriva dal mondo scientifico per poterla rendere accessibile e comprensibile a tutti. Inoltre, siamo sempre molto attenti a tutte le problematiche di corretta etichettatura degli alimenti – continua la dott.ssa Bianchi –, in modo da informare i consumatori nel modo più corretto ed esaustivo possibile”.
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