lunedì, 23 novembre 2020
Medinews
2 Luglio 2002

IL NUOVO REPORT DELL’UNAIDS EVIDENZIA CHE L’EPIDEMIA DELL’AIDS, NEI PAESI PIÙ COLPITI, È ANCORA IN FASE INIZIALE ….

Il Report UNAIDS stima che, in assenza di interventi in termini di trattamenti e di prevenzione, entro il 2020 68 milioni di persone moriranno a causa dell’AIDS in 45 Stati, un numero cinque volte maggiore rispetto 13 milioni di morti del precedente ventennio in questi Paesi. In alcuni stati del Sud Africa, dove il tasso di prevalenza è elevatissimo, una neo madre su due può morire di AIDS. Nel solo Sud Africa, si stima che durante il picco dell’epidemia, l’AIDS mieterà un numero di vittime di età compresa tra i 15 e i 34 anni diciassette volte maggiore al numero di morti che ci sarebbe stato in condizioni normali, senza HIV.
Il Report indica anche che, in molte altre parti del mondo, l’HIV ha toccato i gruppi a maggior rischio di infezione e si sta ora diffondendo a passo accelerato nella popolazione mondiale:

in Cina dove quasi tutti i casi di HIV/AIDS in passato sono stati trasmessi attraverso scambi di siringhe usate e trasfusioni, l’epidemia si sta ora diffondendo attraverso il contatto eterosessuale. Nella provincia dello Guangxi il tasso di infezione da HIV da quanto emerge da alcuni studi è passata dallo 0% del 1996 all’11% del 2000, mostrando così un forte aumento della trasmissione dell’HIV per via sessuale. Su tutto il territorio nazionale, le infezioni da HIV sono aumentate del 70% nei soli primi sei mesi del 2001.

I tassi di infezione stanno ora crescendo rapidamente fra la popolazione indonesiana, la quarta Nazione più popolata al mondo, dopo una decina di anni caratterizzati da un bassissimo tasso di infezione.

Nella Federazione Russa e in tutta l’Est Europa, culla della più veloce forma di epidemia crescente nel mondo, l’ HIV si sta ora espandendo da i drogati al resto della popolazione. In ucraina, quasi il 25% delle nuove infezioni ora avvengono attraverso il contatto eterosessuale.

In alcune parti dell’Africa dell’Ovest, e dell’Africa Centrale, dove il tasso di infezione è sempre stato alto, ma relativamente costante, si nota ora una accelerazione rapida della diffusione dell’HIV. In Cameroon, ad esempio, il tasso di prevalenza negli adulti, che dal 1988 al 1996 è rimasto circoscritto ad un numero di una cifra, ha raggiunto ora quasi il 12%.

“Questi dati dimostrano che l’HIV/AIDS si sta diffondendo con rapidità in parti del mondo dove l’epidemia è sempre sembrata “relativamente stabile” o era circoscritta a gruppi ad alto rischio di infezione”, dice il dottor Peter Piot, direttore esecutivo dell’UNAIDS (…).
Secondo l’UNAIDS sono i giovani le persone a più alto rischio di infezione (…). Oggi, circa metà delle nuove infezioni, riguarda persone di età compresa tra i 15 e i 24 anni.
Quasi 12 milioni di giovani sono HIV-positivi e altri 6000 vengono infettati ogni giorno. Contemporaneamente circa 14 milioni di bambini sono orfani di uno o di entrambi i genitori a causa dell’AIDS, e questo numero è destinato a crescere rapidamente, come il numero di adulti che muoiono di AIDS cresce col passare degli anni.
“La devastazione senza precedenti provocata dall’epidemia di AIDS da vent’anni a questa parte si moltiplicherà ripetutamente nelle prossime decadi, a meno che la guerra contro questa malattia non venga drasticamente diffusa in tutto il mondo”, fa notare il dottor Piot. “Le nazioni con epidemie in forte aumento devono adottare rapidamente il risultato delle risposte provenienti da Paesi che sono riusciti a far fare dietro front all’epidemia”.

NEI PAESI IN VIA DI SVILUPPO MENO DEL 4% DELLE PERSONE ACCEDE AL TRATTAMENTO ANTIRETROVIRALE

Alla fine del 2001, nei Paesi in via di sviluppo solo 230.000 dei 6 milioni di sieropositivi accedevano al trattamento antiretrovirale, una percentuale complessiva inferiore al 4%. Nei Paesi ad elevato reddito pro-capite, dove secondo alcune stime 500.000 persone sono in cura con terapia antiretrovirale, 25.000 persone sono morte di AIDS nel 2001. In Africa, tuttavia, dove solo 30.000 persone su 28,5 milioni di infetti ricevono la terapia, l’AIDS ha ucciso 2,2 milioni di malati.
“L’accesso ad una cura ed a un trattamento adeguato è un diritto, non un privilegio”, dice il dottor Piot. “Sebbene il progresso reale ha fatto abbassare i prezzi della terapia antiretrovirale, nei Paesi in via di sviluppo, c’è bisogno di azioni più incisive da parte di tutti i governi e di tutti i settori privati per assicurarsi che il trattamento raggiunga coloro che ne hanno più bisogno. Il costo del trattamento deve continuare a diminuire e i governi sia degli stati del mondo in via di sviluppo sia dei Paesi donatori devono creare un fondo di sostentamento che fornisca il trattamento mentre si rinforzano le infrastrutture sanitarie”.
Sebbene l’accesso al trattamento risulti ancora limitato in Africa, alcuni Paesi in America Latina e nell’area Caraibica hanno cominciato a porre rimedio al problema con la collaborazione dei Paesi ricchi. Nonostante ciò non significhi ancora che tutti coloro che hanno bisogno ricevono la cura, attualmente undici nazioni hanno delle Istituzioni e delle leggi che garantiscono la terapia antiretrovirale per i loro cittadini sieropositivi. Oggi in America Latina e nei Paesi caraibici, circa 170.000 persone accedono alla terapia, per la maggior parte sono in Brasile. Queste Nazioni così come stanno lavorando per espandere l’accesso al trattamento, stanno contemporaneamente tentando di migliorare tutti gli altri servizi correlati, quali il trattamento per le infezioni opportunistiche, il counseling e il supporto sociale. I Paesi infatti hanno riconosciuto i vasti effetti benefici generati dall’accesso alla terapia antiretrovirale.

UNA NUOVA ERA STA INIZIANDO

A causa della continua espansione dell’epidemia, il mondo sta finalmente alzando la testa cercando di riportare l’epidemia sottocontrollo. La commissione politica dedicata è cresciuta esponenzialmente negli ultimi due anni; quasi 100 Stati ora adottano strategie nazionali contro l’AIDS e una dozzina di Paesi ha costituito delle Commissioni Nazionali ad hoc. Queste crescenti mobilitazioni politiche si basano anche sul crescente coinvolgimento di comunità, organizzazioni religiose, commerciali, individuali e attiviste.
Varie Nazioni hanno realizzato nuovi successi nel rallentare la diffusione dell’HIV tra i propri confini e in alcuni casi hanno permesso l’espansione dell’accesso alla terapia antiretrovirale per gli infetti, fornendo così dei modelli di azione per gi altri Paesi:

nonostante le voluminose sfide socioeconomiche, lo Zambia potrebbe divenire il secondo Stato (dopo l’Uganda) a innestare il processo inverso di espansione dell’epidemia. La prevalenza di HIV è diminuita fra le giovani donne dal 28% nel 1996 al 24% nel 1999 nelle città, e dal 16% al 12% nelle aree rurali, e dal Report si nota che sia gli uomini che le donne che vivono nelle città in Zambia hanno abitudini sessuali più sicure.

La prevalenza di HIV continua a diminuire in Uganda (…): tra gli adulti si è abbassata dall’8,3% del 1999 al 5% del 2001.

Con la costituzione di una forte risposta nazionale, la politica di Governo ha successivamente diminuito il numero di infezioni epidemiche tra i drogati ed è riuscita ad evitare di lasciare appigli alla malattia tra la popolazione.

Una forte commissione politica e i programmi di prevenzione in larga scala in Cambogia hanno aiutato ad abbassare i tassi di infezioni da HIV, tutto questo ha avuto riflesso nella diminuzione della prevalenza di HIV tra donne incinta dal 3,2% del 1996 al 2,7% del 2000.

Gli sforzi di prevenzione supportati dal Governo hanno permesso l’innalzamento dei livelli di guardia e sembra essere in aumento la pratica del sesso sicuro fra i giovani.

(…) dal 1998 il fondo stanziato dai Paesi donatori per combattere l’epidemia è aumentato di sei volte. Molti Paesi, inclusi alcuni fra i più poveri del mondo, hanno aumentato in modo significativo il loro budget per la lotta contro l’AIDS. Ma tutto quello che si sta facendo ora per contrastare l’enorme bisogno, è ancora lontano dall’essere sufficiente. Le Commissioni correnti, le stesse Nazioni gravemente colpite dall’ HIV, i Paesi donatori, le organizzazioni internazionali e i privati, forniranno circa 3 miliardi di dollari nel 2002. I Paesi con basso e medio reddito pro capite avranno bisogno di 10 miliardi di dollari ogni anno fino al 2005 per combattere l’AIDS.
“Il successo mondiale nella prevenzione dell’infezione e il trattamento di coloro che sono già infetti dimostrano che è possibile fare progressi contro l’HIV/AIDS”, dice il dottor Piot. “Ribadisco per l’ennesima volta, queste Nazioni sono l’eccezione e non la regola. Per far fronte a questa epidemia in scala mondiale, la comunità internazionale deve mettere in campo significativi ed importanti interventi politici, azioni e soprattutto, risorse.”
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