lunedì, 3 agosto 2020
Medinews
6 Novembre 2002

IL FUMO, CENNI DI STORIA

Nel 1908 in Inghilterra venne introdotta una legge che proibiva la vendita di sigarette ai minori di 16 anni, ma solo nel 1940 gli studi di Roffo in Argentina permisero di ottenere tumori della cute del coniglio e l’identificazione del benzopirene nei prodotti del fumo. Fra il 1939 e il 1948, altri autori in Olanda e in Germania pubblicarono dati retrospettivi che indicavano un aumento del tumore del polmone nei fumatori rispetto ai non fumatori.
All’inizio del 1900 si mise in relazione l’associazione tra fumo e malattie vascolari. Per quanto riguarda l’infarto miocardico, già a partire dal 1912 si accumularono evidenze sulla sua associazione con il fumo; i dati raccolti da English e altri indicavano un aumento di rischio di 2-4 volte, soprattutto fra i 40 e i 60 anni. Sorprendentemente, poche osservazioni prima del 1950 riportavano i danni respiratori indotti dal fumo di sigaretta.
Eppure, già tra il 1920 e il 1930 numerosi lavori scientifici ipotizzavano una relazione tra fumo di sigaretta e morti premature e nel 1938 il dott. Raymond Pearl della Johns Hopkins University pubblicava il primo studio in cui, analizzando un campione di 6.813 fumatori, tale relazione veniva dimostrata statisticamente. Il dott. Pearl, nella conclusione del suo lavoro, scriveva: “Fumare tabacco accorcia la vita, proporzionalmente al numero di sigarette fumate quotidianamente”. Pearl trovò che, negli individui oggetto di studio, maschi di età tra i 30 ed i 60 anni, i forti fumatori mostravano una mortalità superiore del 60% rispetto ai non fumatori.
Da allora sono passati oltre 60 anni, durante i quali numerosissime ricerche hanno dimostrato gli enormi danni provocati non solo dal tabagismo, ma anche dal fumo passivo. Le evidenze scientifiche hanno dimostrato al di là di qualsiasi dubbio la nocività delle sigarette: una recentissima stima effettuata da alcuni ricercatori inglesi indica che fumare una sigaretta riduce di undici minuti la durata della vita. Negli Stati Uniti, le Aziende produttrici sono state condannate a risarcimenti multimiliardari, con l’accusa di aver ingannato i consumatori.
Nonostante gli avvertimenti degli scienziati, in Italia si continua a fumare, e molto. Il motivo? La scarsa consapevolezza di quanto sia mortale e pericolosa questa abitudine: non si spiega altrimenti perché ci si allarmi tanto per epidemie d’influenza, per i morti del sabato sera, e non per quella che è, a tutti gli effetti, una vera e propria strage. Se un giorno i TG di prima serata titolassero: “Strage ferroviaria: 250 morti” e se il giorno successivo uscissero nuovamente con la notizia: “Altri 250 morti sui treni, ferrovie nel caos”, subito sarebbe allarme nazionale, immediatamente sarebbero varate iniziative straordinarie per impedire il ripetersi di simili fenomeni. In Italia, giorno dopo giorno, il fumo uccide altrettante persone: di fronte al ripetersi di questo fenomeno non si allerta però alcuna task-force e si interviene solo in maniera sporadica per evitare l’enorme danno sociale.
Se tutti sapessero precisamente quanto fa male il fumo e quanto costa, forse qualcosa cambierebbe. I danni sociali e sanitari provocati non sono solo a carico di chi fuma, ma di ogni cittadino. Tutti noi, infatti, contribuiamo di tasca nostra a pagare le costosissime cure di cui necessitano i malati di cancro, bronchite cronica, infarto, enfisema. Secondo i dati più recenti, ben il 25% delle morti per tumore è causato dal fumo di sigaretta.
È necessario, dunque, che il maggior numero possibile di persone si mobiliti per diffondere la consapevolezza del futuro mortale che si nasconde dietro le invitanti confezioni di sigarette. Chi fuma ha il 50% di probabilità di morire a causa di questa abitudine, ma chi smette ha le stesse possibilità di vita di chi non ha mai fumato.
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