martedì, 4 agosto 2020
Medinews
6 Novembre 2002

I DANNI SOCIOSANITARI ED ECONOMICI DEL FUMO

Il 30% delle morti per cancro può essere attribuita al fumo, e meno del 10% dei pazienti con tumore del polmone sopravvive a cinque anni dalla diagnosi. Un uomo che fuma ha 23 volte più probabilità di ammalarsi di cancro al polmone di uno che non fuma, mentre per le donne il pericolo è 13 volte maggiore. Dal 1987, ogni anno muoiono più donne per cancro del polmone che per cancro mammario, per 40 anni prima causa di morte da tumore nelle donne. Le altre forme di cancro correlate al fumo includono: leucemia, cancro della cervice, della bocca, delle labbra, della gola, del pancreas, della vescica, del rene, dello stomaco e del fegato.
Approssimativamente, il 90% dei casi di malattie vascolari periferiche (PVD), con possibile amputazione di una o entrambe le gambe, sono causate dal fumo. Nel Regno Unito ogni anno avvengono 2.000 amputazioni riferibili a PVD.
Il fumo è anche associato ad anormalità degli spermatozoi e a impotenza maschile. Un recente relazione congiunta della British Medical Association e della ASH stima che 120.000 uomini inglesi tra i 30 e 49 anni siano impotenti a causa del fumo.
Gli uomini che fumano 25 o più sigarette al giorno hanno un rischio relativamente più alto di diventare diabetici rispetto ai non fumatori. Questo potrebbe essere dovuto all’effetto cumulativo a lungo termine del fumo sulla secrezione dell’insulina.

Danni da fumo passivo
Ogni anno, 3000 adulti non-fumatori muoiono per cancro del polmone dovuto al fumo di sigarette altrui. Il fumo passivo è inoltre causa di morte per malattia cardiaca in 35/40.000 non fumatori. Non solo: si calcola che il fumo passivo provochi da 150.000 a 300.000 polmoniti e bronchiti nei bambini sotto i 18 mesi e sia causa di 15.000 ricoveri ospedalieri.

Danni economici
Nel 1994, la Banca Mondiale ha calcolato il peso economico del tabacco in 200 miliardi di dollari. In questo conto non sono inclusi i danni provocati da ustioni e incendi e le malattie comparse nei bambini nati sotto peso da madri fumatrici. Gli stessi studi hanno inoltre mostrato che la prevenzione del fumo si colloca fra i massimi livelli di costo-efficacia degli interventi di ambito sanitario. Chi smette di fumare prima dei 50 anni ha un rischio di morte dimezzato (nei 15 anni successivi) rispetto a chi continua a fumare.

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