giovedì, 3 dicembre 2020
Medinews
13 Giugno 2002

LA MEDICINA PALLIATIVA E GLI HOSPICE

Il cancro rappresenta oggi in Italia la seconda causa di morte dopo le malattie cardiovascolari: quasi 160.000 italiani decedono annualmente a causa dei vari tipi di tumore e 270.000 persone combattono quotidianamente una lotta per sopravvivere alla neoplasia. Questo panorama epidemiologico é tipico dei Paesi a più elevato sviluppo socio-economico, dove da anni si é sviluppata la nuova disciplina sanitaria ‘palliativa’ preposta specificatamente al trattamento delle fasi avanzate e terminali di malattie oncologiche e terminali in genere.
Oltre il 60% dei malati oncologici entra in uno stato di inguaribilità, condizione che porterà ad una fase terminale con un progressivo aumento dei sintomi di sofferenza: in questa fase la cura del dolore non può essere separata dalla presa in carico degli altri sintomi legati anche al disagio psicologico e sociale. Nasce allora il problema di prendersi cura del malato, quale essere umano, e non più esclusivamente della sua malattia. La Medicina Palliativa interviene mediante le terapie di supporto con l’obiettivo di offrire i mezzi idonei per una migliore qualità di vita.

La definizione dell’Oms
Ecco la definizione di medicina palliativa formulata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) :
“Le cure palliative sono cure attive e complete dei pazienti, in un momento in cui la malattia non risponde più ai trattamenti di cura e quando il controllo del dolore o di altri sintomi e dei problemi di carattere psicologico, sociale e spirituale è fondamentale. Complessivamente lo scopo delle cura palliative è dare al paziente e ai suoi familiari una migliore qualità di vita. Le cure palliative affermano la vita e considerano la morte come un processo normale. Le cure palliative danno importanza al sollievo dal dolore e da altri sintomi, integrano gli aspetti fisici, psicologici e spirituali della cura del paziente, offrono un sistema di assistenza al malato perché possa vivere in modo attivo fino alla morte, ed un sistema di sostegno alle famiglie per aiutarle ad affrontare la malattia e il lutto”.

Il trattamento dell’inguaribilità
Le Cure Palliative sono destinate a controllare i sintomi fisici e psicoemozionali del paziente che non ha più la possibilità di guarire o trattare la causa della malattia; la diagnosi e la patologia sono importanti solo per capire l’origine dei sintomi in modo da praticare una terapia mirata quando è possibile.
“Per terapia si intende quella parte della medicina che tratta della cura delle malattie, che è a sua volta la scienza e l’arte di conservare o restituire all’uomo la sanità.
Il concetto di terapia è dunque riduttivo nei confronti del concetto di educazione: l’educazione si sforza di favorire lo sviluppo e va oltre la guarigione della malattia per procedere al rafforzamento e allo sviluppo della salute stessa in senso mentale e psicologico. Guarire è togliere il negativo; educare è sviluppare il positivo”.
(P. Marcon “Può un uomo educare un altro uomo?”, in “Persona Comunità”, anno 3°, n°4, pg.22)
In quest’ottica si dovrebbe collocare una nuova interpretazione delle terapie finalizzata al sostegno di chi per diagnosi non può guarire ma può essere educato ad affrontare dignitosamente il suo inesorabile cammino, riducendo il più possibile il carico di dolore e sofferenza che porta con sé: un’alternativa al principio secondo il quale una determinata pratica terapeutica debba necessariamente condurre alla guarigione anche quando non sia più possibile. Questa impostazione culturale, che ha portato a privilegiare la malattia e non il malato, generalmente conduce il medico a seguire due strade che possono risultare contrarie all’interesse del malato.

La medicina palliativa come ‘terza via’
La scelta dell’accanimento terapeutico (l’attuazione ostinata di cure finalizzate a combattere una malattia inguaribile) è spesso accompagnata da una serie di problematiche psicologiche che possono scaturire o dalla situazione psico-fisica del malato (per esempio paura-rifiuto-crollo-perdita) o dal rifiuto (nel senso di sconfitta) da parte del medico nel caso in cui la morte venga vissuta come il fallimento dell’applicazione terapeutica.
Altrimenti, l’altra prospettiva che si apre ai malati avanzati è quella dell’abbandono terapeutico, la progressiva riduzione delle cure e dell’assistenza.
In questo scenario si inserisce una terza prospettiva – la Medicina palliativa – rivolta ai bisogni di chi non può più guarire ed è vicino alla morte, al di là di possibili miracolose risoluzioni: una prospettiva che sposta quindi l’attenzione sulla capacità di acquisire una visione della globalità della persona e non solo della sua malattia.


Caratteristiche delle Cure Palliative
I malati terminali presentano con costanza gravi problemi di natura fisica, psicologica, emotivo-affettiva, sociale e spirituale. La medicina palliativa ha come obiettivi fondamentali il controllo dei sintomi fisici, il sostegno psicologico del malato e della famiglia, l’umanizzazione dell’impatto terapeutico, la conservazione di un livello accettabile di qualità della vita, l’accompagnamento ad una morte dignitosa. Ecco in sintesi le caratteristiche fondanti delle cure palliative:
· Comfort del paziente
· Il paziente durante l’ospedalizzazione non deve perdere il suo ‘status’ all’interno della propria famiglia
· Considerare la paura e l’angoscia così come il dolore, individuando oltre la lesione fisica anche quella emozionale
· Le diverse figure che esistono nell’equipe (medici palliativisti, psicologi, infermieri, operatori sanitari e gruppi di volontari), ognuno ben identificato nel suo ruolo che non deve sovrapporsi a quello altrui, sono importanti nell’aiutare il malato in stato avanzato di malattia
· Lo scopo delle cure palliative è occuparsi in modo continuativo dei bisogni del paziente e delle famiglie in rapporto alle esperienze di cura della malattia terminale
· La cura deve essere estesa anche al cordoglio e al lutto

Assistenza e hospice
Tutto ciò è realizzabile mediante l’organizzazione di servizi di assistenza domiciliare (ADI) o di particolari strutture di ricovero (Hospice e PCU), finalizzati a migliorare la qualità di vita residua sollevando il paziente dal dolore e dai sintomi correlati alla malattia, dare sostegno psicologico ed avere cura dei problemi spirituali e sociali del paziente e della sua famiglia, assicurare una buona morte.
Le Cure Palliative richiedono l’intervento di diverse figure professionali competenti: infermieri, medici, fisioterapisti, assistenti sociali e spirituali. Tali cure possono essere realizzate a domicilio e, se il paziente lo desidera, la famiglia, adeguatamente supportata, può diventare parte integrante dell’assistenza. Possono inoltre essere realizzate in ospedale, ma la struttura più adeguata è l’Hospice.
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