mercoledì, 27 ottobre 2021
Medinews
22 Ottobre 2002

03 ARTROSI: INCUBO PONTI PER 60 MILA VENEZIANI

Dall’87° Congresso della Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia in corso a Venezia soluzioni efficaci nella lotta alla malattia. I dati pubblicati sugli Archives of Internal Medicine confermano il ruolo chiave di glucosamina solfato…

Malattia tipica della terza età, l’artrosi è ormai una piaga nazionale in un Paese come il nostro dove il 25% della popolazione, quasi venti milioni di persone, ha più di 65 anni. Secondo le stime più recenti sono infatti almeno 5 milioni gli italiani afflitti da questa patologia. Se poi ci si sposta in Veneto, e in particolare nel suo capoluogo, le percentuali tendono a salire. Venezia, infatti, con i suoi 60 mila over 65 merita il titolo di città più “vecchia” d’Italia. Cosa fare allora per difendersi dall’artrosi? Fino ad oggi esistevano solo due approcci, quello chirurgico che prevede la sostituzione dell’ articolazione danneggiata con una protesi e quello con l’antinfiammatorio volto esclusivamente ad alleviare i sintomi, ma del tutto inefficace dl punto di vista curativo. L’obiettivo dei medici e l’auspicio dei pazienti è invece una cura capace se non di ripristinare la cartilagine, almeno di bloccare il progredire della malattia. “La terapia della malattia – afferma ancora Leardini – non si può limitare al controllo del sintomo dolore ma deve mirare, laddove possibile, a prevenire la comparsa del danno strutturale o, quantomeno, a limitarne l’evoluzione. E oggi si può asserire, sulla base di evidenze scientifiche, che questo obiettivo è finalmente raggiungibile utilizzando farmaci come la Glucosamina solfato, che, somministrata alla dose di 1500 mg al giorno per 3 anni, ha dimostrato di essere in grado di limitare la progressione del danno artrosico”.
“Utilizzata per tre anni – dichiara il professor Lucio Rovati, farmacologo e autore dei due studi di recente pubblicati sulla glucosamina solfato – questa molecola ha fatto registrare un blocco della progressione del danno strutturale delle articolazioni, obiettivo che tutti stanno cercando di ottenere, perché una volta che la struttura articolare si deteriora la malattia progredisce portando inesorabilmente il paziente all’invalidità. Se noi riusciamo a contenere il peggioramento del danno strutturale, dovremmo essere in grado di rallentare o addirittura di abolire la possibile invalidità.
Certo, come per la maggior parte della malattie, la prevenzione rimane l’arma vincente. E una moderata attività fisica svolta con continuità ma senza eccessi, ad ogni età è importante. “Premesso che un corretto esercizio è utile nella prevenzione e cura dell’artrosi conclude Leardini – talvolta si cade nell’errore di sottovalutare l’azione terapeutica dell’attività fisica, nella convinzione che più se ne pratica maggiore è il beneficio che se ne trarrà. Convincimento sbagliato in quanto l’eccessivo carico articolare, che può derivare, ad esempio, da un lavoro di palestra troppo spinto, è paragonabile al ripetersi di quei microtraumatismi che rappresentano un elemento innescante l’esordio e l’aggravamento dell’artrosi”.
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