martedì, 24 novembre 2020
Medinews
24 Settembre 2002

CARTA D’IDENTITA’ GENETICA CONTRO IL CANCRO “TERAPIA PERSONALIZZATA” PER 27 MILA PAZIENTI

Attraverso l’analisi dei geni, degli enzimi e del tumore si modella l’intervento. Dosaggi più specifici, molecole più adeguate riducono gli effetti collaterali, calibrano meglio il bersaglio…

Oggi è possibile personalizzare la terapia contro il cancro. Come? Finora il trattamento antitumorale veniva scelto in base all’efficacia dei farmaci, dosati sul peso del paziente. “Ora le terapie – afferma il prof. Francesco Cognetti, Presidente dall’Associazione di Oncologia Medica Italiana – diventano personalizzate grazie all’analisi genetica: sono stati finora individuati una decina di geni responsabili delle diverse risposte ai trattamenti. Si tratta di circa cinque geni di cellule tumorali e di un’altra cinquina che caratterizzano il profilo enzimatico di ognuno di noi”. E’ ormai noto che gli enzimi interagiscono con i farmaci e possono intervenire sulla loro efficacia e sugli effetti collaterali. “I test sono di due tipi: direttamente sulle cellule tumorali oppure sul sangue. In totale – prosegue Cognetti – si possono analizzare numerosi ‘pezzetti’ di Dna che possono consentire la terapia ‘ideale’ per ogni paziente, cioè quella più efficace e che da meno effetti collaterali. Si calcola che questa metodica potrebbe essere applicata nel 10% dei pazienti, circa 27 mila persone colpite da diversi tipi di tumore. Molti di questi già ne usufruiscono. Si tratta di una vera rivoluzione nella terapia anti-cancro, perché, per la prima volta, si opera partendo da un ovvio presupposto: due persone colpite dalla stessa neoplasia presentano caratteristiche genetiche diverse che necessitano di cure differenti. E viceversa, tumori che colpiscono organi diversi e che hanno origini diverse, tradizionalmente trattati con terapie differenti potrebbero avere lo stesso substrato genetico e giovarsi dello stesso tipo di cure. Non solo, anche i tumori hanno un codice genetico caratteristico, che può variare a seconda della persona colpita: si passa da una forma empirica di terapia uguale per tutti i pazienti colpiti dallo stesso cancro ad una forma di terapia personalizzata perché i tumori presentano un codice genetico caratteristico”.
“Sia chiaro, l’arma definitiva contro i tumori non è stata ancora scoperta, ma l’analisi genetica ha aperto una nuova strada. Un esempio per tutti – spiega il prof. Roberto Labianca, Presidente eletto dell’AIOM – : 90mila pazienti nel nostro Paese utilizzano il fluorouracile, una molecola efficace contro numerosi tipi di tumori (colon, stomaco, mammella, pancreas ecc). Solitamente presentano pochi effetti collaterali, ma nel 10-15% può dare effetti fortemente tossici, anche mortali. Abbiamo scoperto qual è l’enzima responsabile del metabolismo della molecola e che i pazienti portatori di un’alterazione genetica di questo enzima sono quelli a rischio di morte. Per cui, facendo una semplice analisi del sangue dei pazienti che utilizzano questo farmaco, per verificare il profilo enzimatico, si possono identificare circa 11mila pazienti a rischio e si può decidere di cambiare trattamento, ridurre le dosi del farmaco, o addirittura, se la terapia deve appena essere iniziata, scegliere un’altra molecola”.
In molti centri italiani, collegati con numerose altre Istituzioni europee, sta per partire un importante studio che prevede la caratterizzazione di alcuni geni correlati al tumore del polmone. In Italia, la caratterizzazione di questa decina di geni serve già a programmare il trattamento dei tumori polmonari. Attualmente solo il 10% delle persone colpite da tumore viene sottoposto a questo test. “L’obiettivo è fare in modo che questi esami siano disponibili ovunque e per tutti i pazienti – sottolinea il prof. Francesco Di Costanzo, Segretario Nazionale AIOM – in modo che entro massimo due anni l’esame diventi una corrente pratica clinica, dopo l’individuazione di altri geni coinvolti. In tal modo si potranno personalizzare ulteriormente le terapie. Nei tumori polmonari che sono i più rilevanti dal punto di vista epidemiologico, però, la tendenza attuale è già quella di far sì che questo tipo di metodica diventi una pratica di routine”.
Anche nel resto del mondo sono disponibili i test genetici per il cancro, ma per i ricercatori è importante mettere a punto metodiche tarate sui codici genetici di popolazioni autoctone. Le nazioni mediterranee, Spagna, Italia e Grecia, hanno caratteristiche genetiche simili e quindi i ricercatori del nostro Paese, acquisite le informazioni del progetto genoma, hanno messo a frutto le conoscenze sui 10 geni conosciuti, e oggi i centri italiani posseggono la più grande e omogenea banca dati relativa alle terapie oncologiche, comprese quelle personalizzate. A due anni dalla conclusione del più grande studio del mondo, non ci si aspettava che le applicazioni in oncologia arrivassero così a breve. E invece i nostri ricercatori, rientrati in Italia, hanno lavorato a ritmo incessante, e ora i nostri colleghi americani richiedono le nostre casistiche. “Grazie al decreto Sirchia che agevolerà il rientro dei ‘cervelli’ nel nostro Paese, l’Italia si conferma la punta di diamante nel settore. Non a caso – aggiunge Cognetti – il congresso AIOM vedrà gli interventi di due studiosi che hanno lavorato all’estero nei principali Istituti di ricerca e un simposio sarà espressamente dedicato alle terapie oncologiche personalizzate”.
Ma il congresso sarà anche l’occasione per la presentazione del volume ‘Il libro bianco dell’oncologia italiana’, frutto di due anni di ricerche, fornisce il primo censimento delle strutture oncologiche del nostro Paese. “Emerge un quadro non rassicurante – conclude Di Costanzo – ma che permette finalmente di operare i necessari interventi per far sì che anche l’assistenza ai pazienti sia uniforme e migliorata in tutta la penisola”.
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