martedì, 24 novembre 2020
Medinews
31 Maggio 2002

IARDINO: “MEDICI, ATTENTI AGLI INSOSPETTABILI”

In Italia, storicamente, il paziente con HIV è sempre stato agganciato o dai SERT (Servizi sul territorio che negli anni sono diventati i punti di riferimento per tossicodipendenti sia attivi, sia in mantenimento con metadone) o dai centri AIDS, ai quali le persone si riferivano spontaneamente. Oggi l’emergenza è rappresentata dal sommerso: un sommerso di dimensioni gigantesche, alimentato per lo più da persone cosiddette “normali”, quelle cioè che rientrano nella categoria degli eterosessuali, sempre trascurata perché ritenuta non a rischio.
Per questo, forse oggi più che mai, è fondamentale che il medico di famiglia, per la sua presenza sul territorio e, appunto, la familiarità con i suoi assistiti, diventi il cardine della più ampia strategia di prevenzione e cura.
Il punto che può rendere vincente il suo intervento è infatti rappresentato dal rapporto fiduciario interpersonale con il paziente, il quale sa di poter contare sul proprio medico sia nella gestione del comprensibile sconcerto in caso di risultato positivo del test, sia nel momento della comunicazione della situazione al/alla partner e a tutto il nucleo famigliare.
Come paziente con HIV mi sento però di avvisare i medici che non sarà un compito facile, perché dovranno prepararsi a dover far fronte a situazioni limite: persone che fino all’esecuzione del test erano nel loro immaginario considerate “normali” che invece si scopre hanno contratto la malattia attraverso rapporti sessuali anche molto al di fuori dalla norma. Deve essere ben chiaro che, l’esecuzione del test, non è altro che aprire una porta fino ad oggi rimasta socchiusa, dove nella stanza non si sa cosa si può trovare.
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